“Fa’ questo e vivrai” Lc10,28

Lunedì 8 ottobre 2012

Scomodarsi. Siamo alla ricerca della serenità, della pace interiore; ma non volgiamo scomodarci. Non vogliamo uscire dalle nostre sicurezze, dalle nostre abitudini. Eppure l’uomo biblico per eccellenza è un uomo in movimento. La pace non è mai definitivamente raggiunta. L’inquietudine interiore fa parte del DNA dell’uomo che è alla ricerca di DIO. Ne è una dimostrazione la Notte dello Spirito, cioè quella fase della vita spirituale che prova tutti i grandi santi, e dove Dio diventa addirittura il nemico! Noi però preferiamo le nostre isole pacificate, prive di perturbazioni interiori ed esteriori; quelle dove nessuno venga in qualche modo a scomodarci. Quando questo avviene, perdiamo immediatamente la pace faticosamente raggiunta. Più che uomini di pace, vogliamo essere lasciati in pace. Questa però non è vita; questo non è Vangelo. Ce lo ricorda la parabola che Gesù ci racconta oggi. Ci sono due personaggi che non vogliono sporcarsi le mani con un povero disgraziato, con la scusa che devono rimanere puri per il culto “gradito” a Dio. Dio è la scusa; ma essi non vogliono compromettersi, e dunque scomodarsi per aiutare il prossimo. A volte, la purità, è la scusa per non fare, il modo sottile di coprire la superbia spirituale. Dall’alto delle nostre postazioni di sicurezza, rimaniamo ben barricati e fortificati; imperturbabili. E ci illudiamo che il nostro culto sia gradito a Dio. Ne è una dimostrazione l’irrigidimento del culto nel quale ci rifugiamo, dove non deve volare nemmeno una mosca; tutto deve essere perfetto. Come se Dio avesse bisogno della nostra perfezione. No! Il Signore vuole che ci muoviamo a compassione. Quella compassione che smuove i cuori più duri; quella stessa compassione che viene descritta nella parabola attraverso quei bellissimi verbi scomodanti! Dieci verbi: passandogli accanto, vide, ne ebbe compassione, gli si fece vicino, gli fascio le ferite, versandovi olio e vino, lo caricò, lo porto, tirò fuori due denari, te lo pagherò.Si perchè, la compassione quando è vera, scomoda. Scomoda non solo nel momento presente, ma impegna anche il futuro: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno” (Lc10,35). La compassione è la strada che apre alla vita; ci mette in comunione con il cuore stesso di Dio. “Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini” (Fil2,4-7).

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