“Emmanuele, che significa Dio con noi” Mt1,23

Martedì 18 dicembre 2012

Se prendiamo le genealogie di Gesù che sia il Vangelo di Matteo che quella di Luca ci presentano, e se osserviamo attentamente i nomi di coloro che compaiano, potremmo restare stupiti dal fatto, che tra essi appunto, compaiono nomi di peccatori. Uno per tutti: Giacobbe. Giacobbe è un furbone; è un fuggiasco, perché deve allontanarsi dal fratello che lo vuole uccidere, dopo che con l’inganno e con la complicità della madre, ha strappato la benedizione paterna al fratello. Giacobbe è in fuga, lontano da casa, dagli uomini ed è costretto a passare la notte all’aperto. E’ in fuga per sottrarsi alla vendetta del fratello. “Giacobbe partì da bersabea e si diresse verso Carran. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché era tramontato il sole” (Gn28,10). Quante volte tramonta il sole sulla nostra giornata e noi come dei fuggiaschi non ci siamo accorti di Dio. Quante volte è notte nel nostro cuore perché non vediamo più il Signore. Quante volte andiamo in crisi perché dentro di noi, attorno a noi, è buio, e non vediamo più il Signore nella nostra vita. Giacobbe è convinto che anche Dio l’abbia abbandonato. Giacobbe è l’immagine dell’uomo che si è smarrito … una pietra per guanciale. E’ notte; la notte fa riflettere. Proprio quando si addormenta, Giacobbe sogna, sogna Dio. La mente è libera; l’inconscio non è contrastato dai meccanismi di difesa, che nascondono le nostre paure e le nostre verità più profonde. Si calma e comincia a sognare. I sogni sono importanti. Una società che non ha sogni è una società che è finita, che non ha speranza.Il comportamento di Giacobbe è moralmente discutibile, eppure Dio non si scandalizza e viene a trovarlo; a cercarlo proprio là dove si è smarrito. Quante volte Dio viene dove noi non l’attendiamo, dove meno ce l’aspettiamo. E’ lui che ci viene a cercare, a prendere. Bello questo Dio che esce dal suo silenzio e ci viene a riprendere. Provate a pensare a tutte quelle persone che soffrono … quando tu ti smarrisci nella tua notte, Lui ti viene a cercare. Ti viene a cercare per dirti che ti ama. Che non vuole fare a meno di te. Noi invece la prima cosa che diciamo agli altri è sei un peccatore; senza accorgerci del grido che hanno dentro. Anche quando ti sei ubriacato, drogato, o peggio, Dio ti sta cercando. Pensiamo a tutte che stanno mendicando amore, e cadono nel sesso, nella droga, nell’alcool. Siamo così mendichiamo briciole d’amore. Essere soli, abbandonati. Come la samaritana. Ma a Dio bastano pochi spiccioli d’amore per ritrovarti. E’ il pastore che lascia le novantanove pecore per andare a cercare l’unica che si è perduta. Quando Giacobbe si sveglia, comprende una cosa: “Certo il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo”. Quante volte il Signore è vicino a noi e non solo non ce ne accorgiamo, ma nemmeno lo aspettiamo o lo sappiamo. Egli è il Dio degli incontri, colui che ci viene a cercare; è il pastore che lascia le novantanove pecore per cercare l’unica che si è smarrita; è colui che aspetta la samaritana. Il maestro che chiama Levi al banco delle imposte, o che si lascia trovare da Zaccheo, perché vuole entrare nella sua vita. L’elenco potrebbe essere lungo. Dio si rivela nella vita di queste persone che diventa così il luogo della sua stessa rivelazione. La vita degli uomini è il luogo della rivelazione di Dio: la loro vita con le gioie e le tristezze, le battaglie e le sconfitte, i peccati. Dio ci viene a cercare. La Bibbia ci insegna che non vi è alcuna esperienza umana dalla quale Dio possa essere esente. Nemmeno il peccato ci separa da Dio. Il Dio della Bibbia è un Dio pellegrino, che vive sotto la tenda e accompagna il suo popolo in tutti i suoi esili, che lo segue in tutti gli Egitti e le Babeli della sua storia e lo guida in tutti i suoi deserti (JL. Ska, I volti insoliti di Dio, EDB, 2006, p.5).

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