Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno

Venerdì 27 settembre ’13

Gesù si ritira con i suoi discepoli in un luogo solitario e improvvisamente interroga i suoi discepoli. Attenzione a Gesù che fa le domande, perché le sue domande sono importanti. «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Il Cristo di Dio». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno (v18-21). Chi è per te Gesù? Rispondere a questa domanda non è semplice: si rischia di rispondere con superficialità.  Pietro risponde guidato dallo Spirito Santo, tu sei il Cristo. Gesù impone severamente di non dirlo a nessuno. Ci sono tre categorie di personaggi ai quali Gesù vieta di parlare: i demoni, alla folla, e ai discepoli. Ai discepoli è chiesto di rimanere in silenzio perché non basta dare delle definizioni teologicamente perfette per illudersi di aver compreso la vera identità di Gesù. La vera lezione per il discepolo avverrà nel momento della passione, e solo allora e con la risurrezione sarà possibile comprendere la sua vera identità.  Il discepolo quando sente parlate di croce, va sempre in tilt; è turbato, e ha paura a fare domande. Segno evidente di come anche noi siamo del tutto impreparati di fronte ad un Dio come questo, e che rischia di scandalizzarci. Cristo, se non stiamo attenti, può divenire anche per noi una pietra d’inciampo. Il silenzio è fondamentale per capire la vera identità di Gesù. E’ dunque necessario prendersi del tempo. Non arriveremo mai al Cristo glorioso se non entriamo nell’atmosfera pasquale. Se non passiamo attraverso la Pasqua del Cristo, non arriveremo mai alla risurrezione. Qualsiasi attività umana deve necessariamente essere fecondata dalla Pasqua di Gesù. Questo comporta anche la capacità di saper vivere i fallimenti; perché agli occhi degli uomini la Pasqua è in apparenza un fallimento. Ma non è così. Perfino il primo annuncio della comunità dei discepoli che hanno incontrato il Risorto è stato un fallimento. Saper mettere in conto i fallimenti e gli insuccessi anche nella nostra vita, è una sapienza, poiché non tutto dipende da noi! Imparare a stare dietro a Gesù, ricordandoci che chi segue Lui, non cammina nelle tenebre, ma ha la luce della vita. Non dobbiamo avere fretta di capire tutto  e subito, di risolvere ogni cosa immediatamente. Chi cammina dietro Gesù è consapevole di avere un velo sugli occhi; perché la vera cecità è una malattia che si chiama peccato e che t’impedisce di vedere la realtà nella sua totalità. Noi vediamo solo le apparenze. Come ci ricorda la volpe del Piccolo Principe: l’essenziale è invisibile agli occhi; si vede bene solo con il cuore. I discepoli hanno avuto bisogno di tempo per capire. Lo stesso san Paolo, quando cadde a terra, ha avuto bisogno di tempo per guarire; Dio l’ha reso cieco: significativo! Ma è pur sempre Dio che indica la strada. Paolo non vede, e solo dopo aver obbedito a Dio, cadono le squame dai suoi occhi e torna a vedere in un modo completamente nuovo. Questa parola richiede tempo! Dio è lento!

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>