“Ed essi erano sgomenti” Mc10,32

Mercoledì 30 Maggio 2012

Gesù camminava davanti a loro ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti”. L’evangelista Marco ci racconta dei tre annunci della Passione di Gesù (Mc8,31-33; 930-32; 10,32-34), a cui fanno seguito altrettante incomprensioni dei discepoli. L’evangelista abilmente ci descrive anche i sentimenti dei discepoli in quel momento (rispettivamente. 8,32b-33; 9,32; 10,32b). Evidentemente non è così scontato entrare nella logica della manifestazione del Regno di Dio. Siamo abituati a scorrere velocemente i versetti del Vangelo, che spesso non ci accorgiamo dei particolari su cui riflettere. Come per i discepoli, anche per noi non è facile cambiare mentalità, il modo di vedere la realtà. Vorremmo che il Regno di Dio si instaurasse in modo diverso da come invece il Signore lo ha manifestato. E questo, come ai discepoli, ci fa paura e ci sgomenta. Molto interessante a la Lectio divina del Papa ai parroci di Roma: “Il brano della Lettera di san Paolo agli Efesini che abbiamo ascoltato (4,1-16) è uno dei grandi testi ecclesiali del Nuovo Testamento. Comincia con l’autopresentazione dell’autore: «Io Paolo, prigioniero a motivo del Signore» (v. 1). La parola greca desmios dice «incatenato»: Paolo, come un criminale, è in catene, incatenato per Cristo e così inizia nella comunione con la passione di Cristo. Questo è il primo elemento dell’autopresentazione: egli parla incatenato, parla nella comunione della passione di Cristo e così sta in comunione anche con la risurrezione di Cristo, con la sua nuova vita. Sempre noi, quando parliamo, dobbiamo parlare in comunione con la sua passione e anche accettare le nostre passioni, le nostre sofferenze e prove, in questo senso: sono proprio prove della presenza di Cristo, che Lui è con noi e che andiamo, in comunione alla sua passione, verso la novità della vita, verso la risurrezione. «Incatenato», quindi, è prima una parola della teologia della croce, della comunione necessaria di ogni evangelizzatore, di ogni Pastore con il Pastore supremo, che ci ha redenti «dandosi», soffrendo per noi. L’amore è sofferenza, è un darsi, è un perdersi, e proprio in questo modo è fecondo. Ma così, nell’elemento esteriore delle catene, della libertà non più presente, appare e traspare anche un altro aspetto: la vera catena che lega Paolo a Cristo è la catena dell’amore. «Incatenato per amore»: un amore che dà libertà, un amore che lo fa capace di rendere presente il Messaggio di Cristo e Cristo stesso. E questo dovrebbe essere, anche per noi tutti, l’ultima catena che ci libera, collegati con la catena dell’amore a Cristo. Così troviamo la libertà e la vera strada della vita, e possiamo, con l’amore di Cristo, guidare a questo amore, che è la gioia, la libertà, anche gli uomini affidatici” (Papa Benedetto XVI, Lectio divina, Incontro ai parroci di Roma, Aula Paolo VI, Giovedì 23 febbraio 2012).

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>