E si prostrò davanti a Gesù (Lc 17,11-19)

Mercoledì 13 novembre ’13 – XXXII sett. T.O.

Gratitudine. Quando eravamo bambini – o almeno quando lo stato io – la mamma ci insegnava a ringraziare ogni qual volta ricevevamo un dono, un regalo o qualsiasi altra cosa. Ricorda ancora la fatica, un po’ per timidezza, un po’ per ritrosia, per pronunciare quella fatidica parola: grazie! La gratitudine non è da tutti. Lo dimostra questa insolita pagina del Vangelo: uno su nove. Tutti e dieci in qualche modo hanno delle pretese o delle aspettative su Gesù. Il Vangelo a riguardo non dice nulla, ma il comportamento dei nove che non tornano indietro, fa pensare che in fondo la loro guarigione fisica dovesse in qualche modo, essere un atto dovuto. In fondo credo sia vero che noi non ringraziamo e ne mostriamo gratitudine quando riteniamo che qualcosa ci sia dovuto. E non fa alcuna differenza e il nostro debitore sia Dio stesso. A noi interessa solo quello che più ci sta a cuore. In quel grazie c’è però il riconoscimento di qualcosa, o meglio di qualcuno che in qualche modo si dimostra essere più grande di noi. La chiave del brano di oggi è però il versetto sedici: “e si prostrò davanti a Gesù”. Nei giorni passati mi ma colpito un’immagine televisiva: il campione del mondo Vettel che si prostra innanzi alla sua vettura in segno di adorazione. Non so quali siano state le sue intenzioni vere, ma il fatto mi ha fatto pensare che noi ci prostriamo solo davanti a ciò che dimostra di avere un potere più grande di noi; qualcosa o qualcuno, in fondo fa una grande differenza. La storia umana in questo è maestra. C’è però una grande differenza tra Vettel e il lebbroso del Vangelo: anche se la vita qualche volta può assomigliare ad una gara di Formula 1, dove si può vincere o perdere, e la comunque sia, si può sempre riprovare, in realtà abbiamo solo questa per trovare la strada giusta. Per scoprire che non basta essere i più veloci, se non sai nemmeno dove stai andando. Il lebbroso, un samaritano peraltro, ha avuto il coraggio di cambiare strada, di tornare indietro e prostrarsi ai piedi di Gesù. E questo ha fatto la differenza con gli altri nove. Morale della favola: Anche se ti sembra di andare più veloce di tutti, non è detto che tu vinca la gara più importante, la tua vita! Fra Marco.

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