“Dove vai?” Gv16,5

Martedì 15 Maggio 2012

Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: «Dove vai?»“. Quando abbiamo paura della risposta, non facciamo domande. Soprattutto se la risposta ci pone inevitabilmente di fronte alla verità di noi stessi. Spesso si preferisce far finta di niente, senza mai porsi una domanda sul senso della nostra vita, del nostro esserci, del nostro futuro. La domanda “dove vai?” è un’interrogativo che ci proietta “terribilmente” avanti, su quello che saremo, di quello che rimarrà di noi; ci pone perfino di fronte alla morte. E quest’ultima ci costringe a guardarci dentro. Ecco la paura. Perché cadono tutte le pareti di cartongesso, dell’apparenza fragile, che ci siamo  costruiti. Di fronte alla domanda ultima, crollano tutti i nostri baluardi. Ma per colui che ha il coraggio di fare la domanda, si aprono orizzonti inimmaginabili. Se poi la domanda è quella del Vangelo, allora si scopre presto che non siamo più soli, ma Qualcuno è venuto a cercarci, è uscito dal suo silenzio per darci la risposta ultima, che si chiama Padre. Ma dire Padre è dover imparare a vivere da figlio. Figli nel Figlio. E fare una scelta precisa, che non è secondo questo “mondo”. E’ andare controcorrente. Ecco, perché la domanda fa ancora paura.

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