“Dodici canestri” Gv6,13

«Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere (Gv6,5-6). Sembra che a volte il Signore si diverta. Sa benissimo quello che sta per fare, ma vuole provocare una risposta nei suoi interlocutori; ma non solo. E’ un metterli di fronte alle loro impossibilità di riuscire a superare un limite. «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo» (v.7). Eppure è anche un incominciare ad intravedere una possibilità: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?» (v.9). In questa piccola possibilità il Signore ci invita a giocarci tutto quel poco che abbiamo per trasformalo in molto, in abbondanza. Ne avanzano dodici canestri, tanti quanti sono i discepoli. E’ una provocazione di Dio: scommettere sull’amore! E poiché il contesto è eucaristico, è di conseguenza una domanda quotidiana per richiamare nel nostro cuore se davvero vogliamo scommettere ogni giorno sull’amore o piuttosto giocare al ribasso, magari perdendo tempo a pensare a quali e a quanti denari spendere per acquistare qualcosa che non si può comprare: la felicità.

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