Divisioni

Lunedì 21 ottobre ’13 – XXIX sett. T.O.

L’evangelista Luca parla ai greci e indirizza particolarmente il Vangelo ai poveri per consolarli e ai commercianti per spronarli alla carità e a non attaccare il cuore alle ricchezze.
Riferisce pertanto i discorsi di Gesù riguardanti questo tema. Gesù viene interpellato per un problema di carattere economico inerente un’eredità. È un tema molto attuale: quanti litigano per questo motivo, quanti fratelli, sorelle e altri legati da varie parentele hanno un legame che ha le ore contate. Il loro volersi bene termina col giorno della morte del parente che lascerà loro un’eredità. Si va al funerale, si piange la perdita del caro e poi si inizia la guerra (non è sempre così è ovvio!).
E’ un comportamento assurdo; Gesù non risponde alla domanda di questi fratelli che vedevano in lui la possibilità di risolvere il problema eredità. Era usanza in questi casi che i fratelli o altri contraenti andassero sulle mura della città ed esponessero agli anziani questa diatriba e ricevessero da loro la sentenza. Gesù non si abbassa, non si ferma a risolvere l’ultimo anello dell’ingranaggio, ma cerca di risolvere il problema alla radice. Questi fratelli si dividono per ciò che invece avrebbe dovuto unirli. Il lavoro di una vita del padre è per loro occasione di litigio, dimenticano l’amore del babbo per dedicarsi interamente alle cose del babbo. Dimostrano di aver amato molto di più le sue cose che non lui, vogliono accaparrarsi i beni molto più che ricordare e rivalutare i suoi valori ed i suoi insegnamenti.
Gesù va al cuore, al nocciolo del problema e svela il segreto del cuore dell’uomo, mostra la fonte della divisione, di ogni divisione:
“Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni”.
Sono poche le persone sapienti che riescono a capire col cuore la brevità della nostra vita. Per lo più la vita dell’uomo si risolve pensando e preparando il futuro prendendo in considerazione tutti i giorni della vita tranne 1: il giorno della morte.
I sapienti invece sono coloro che costruiscono la vita partendo dalla morte, è quello essenzialmente il giorno al quale prepararci, che ci deve trovare veramente pronti. Gesù non condanna la ricchezza, ma l’attaccamento ad essa, l’accumulare i beni senza pensare al prossimo. L’uomo ricco di cui ci parla il Vangelo parla sempre al singolare, usa sempre la 1° persona singolare Io, Io, Io.. Non c’è mai il Tu di Dio e non c’è mai il tu del fratello bisognoso. Usa il Tu quando parla a se stesso “Anima mia..” quindi è sempre un Io.
Gesù fa una controproposta ed è molto curioso il modo di farla poiché anche Lui usa un linguaggio da commerciante, fa una proposta facendo leva sul desiderio di possedere di quell’uomo, che è istintivo ma che può essere indirizzato in modo migliore cioè “Arricchire di fronte a Dio”. Sono i beni che la morte non può togliere anzi, essendo interiori, possono essere portati con noi nel momento dell’incontro con il Signore. Sono la Giustizia, la Misericordia, la Carità … Gesù non condanna tutta la ricchezza ma quella egoistica che non si apre all’altro. Questi beni interiori che ci fanno belli di fronte a Dio sono anche beni che danno una grande gioia e pace sulla terra. Gli uomini retti dormono sereni e hanno il sorriso sulle labbra.
Francesco d’Assisi aveva ben capito questo ed è stato strumento e messaggero di pace proprio perché si era fatto povero.
Un libro su di lui narra che un giorno il cardinal Ugolino lo esortò a possedere delle ricchezze come sicurezza per i suoi ormai 5000 frati. Francesco si disse favorevole ma gli chiese insieme al denaro anche delle armi. Il cardinale rimase stupito di tale richiesta e gliene chiese il motivo. Francesco rispose: “Se mi dai delle ricchezze dovrò avere anche delle armi per difenderle”.
La ricchezza genera violenza, al contrario il giusto attaccamento ai beni porta ad una grande profonda libertà. Frate Andrea.

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