Datevi da fare per il cibo che rimane per la vita eterna

Lunedì, 15 aprile ’13

Safet Zec, pane

Safet Zec, pane

Cercate! Il verbo cercare evoca una fatica, ma prima ancora la volontà di trovare! Pretende che il cercatore si muova, si prodighi per trovare, appunto! Insomma ci si dia da fare! Nella liturgia delle ore, nei giorni di festa o nelle solennità, recitiamo il salmo 62: “O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia …”. Un salmo che esprime la ricerca di Dio da parte dell’uomo; una ricerca che risulta vitale e necessaria al fine stesso della vita. Dall’aurora: da quanto tempo sto cercando Dio, dunque? Potremmo anche scrivere: dall’alba o ti cerco, dall’alba della mia vita, della mia esistenza; dai primi istanti della mia vita. Dal momento i cui sono nato. Il mio primo grido, e il mio primo pianto sono stati la mia prima preghiera. Vita, aria, respiro. Nel Vangelo di oggi Gesù ci chiede di cercare il cibo che dura per la vita eterna. Solo così saremo sazi. Chiede di saper distinguere, discernere tra il cibo che non dura, e quello che invece dura in eterno e che il Figlio di Dio può dare. Questo comporta il saper distinguere i due cibi. Il saper cercare un cibo diverso da quello che comunemente usiamo nelle nostre tavole. Il capitolo 6 di Giovanni è tutto incentrato sul discorso del pane della vita. Il versetto 23 è un chiaro riferimento all’Eucaristia: “Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie“. Rendere grazie deriva dal greco εὐχαρίστω (eucharisto), “rendo grazie”, appunto Eucaristia. Proprio Gesù ci ricorda, nell’episodio delle tentazioni, che non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio: e Gesù è la Parola uscita dalla bocca del Padre. La Parola che possiamo ascoltare, celebrare e contemplare, poiché il Verbo della Vita si è fatto carne, si è resi visibile. Siamo dunque chiamati a cercare il Vero Cibo, a partire proprio dall’esperienza di ciò che non da pienezza ai nostri cuori, mettendo i così sulle tracce di Dio, sapendo che dall’incontro con la Persona di Cristo, Parola di Dio presente in mezzo a noi, non può che scaturire la gioia (Benedetto XVI, Esortazione apostolica posts. Verbum Domini, 2010, 2).

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