“Come può costui darci la sua carne da mangiare?” Gv6,52

XX Domenica T.O. ,19 Agosto 2012

Il linguaggio di Gesù è duro. Ci scandalizza, come ha scandalizzato a suo tempo i giudei e perfino alcuni dei discepoli; tant’è vero che alcuni di essi se vanno (Gv6,66). Il Signore ci chiede di fare un salto per comprendere ciò a cui siamo chiamati. La premessa è però che in noi sia presente il desiderio sincero ed autentico della volontà di vita. Come Pietro quando alla domanda di Gesù, se volevano andarsene anche gli altri discepoli, risponde: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv6,68). Perché, in fondo, la vita è essa stessa una domanda e una risposta. Il mistero Eucaristico infatti s’intreccia con il mistero dell’uomo. Il pane è segno di ciò che sfama; così il vino è il segno della gioia, degli eventi felici della vita dell’uomo. Ecco dunque che l’Eucaristia intercetta il bisogno profondo dell’uomo: attraverso il segno del pane nella fame interiore dell’uomo che cerca disperatamente la vita. Il vino nel bisogno di felicità che ognuno di noi cerca. L’Eucaristia, dunque, si inserisce proprio nei desideri più profondi e insiti nel cuore dell’uomo. Finché l’uomo non giunge a questo suo desiderio, a volte anche tramite la sofferenza, non si apre al mistero. La noia è infatti l’antitesi del desiderio. Il mangiare implica un’azione coinvolgente; e Gesù si compromette , si coinvolge, totalmente nel pane. In senso biblico, carne e sangue fanno riferimento a tutta la realtà della persona. Gesù nella sua relazione con l’uomo si mette completamente a sua disposizione. Una tale consegna pretende dunque anche una risposta da parte dell’uomo, totale e completa. “Guardate, fratelli, I’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre” (San Francesco d’Assisi, Lettera a tutto l’Ordine, II).

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