Come agnelli in mezzo ai lupi

Giovedì 3 ottobre ’13 – XXVI sett. T.O.

Nel Vangelo di oggi troviamo l’invio da parte di Gesù di altri 72 discepoli. L’inviato del Padre adesso invia altri 72 a fare la sua stessa cosa: annunciare il Regno di Dio. Gesù però, con alcuni divieti invia i suoi non solo a dire le sue stesse parole ma anche a dirle nel suo stesso modo. Vuole che i suoi siano poveri! Non vuole che si avvolgano di sicurezze umane ma solo del Vangelo. Li vuole sprovveduti e vulnerabili cosicché possano innescare un movimento di amore e carità verso le persone che provvederanno loro il cibo e l’accoglienza.
Gesù li manda come agnelli in mezzo ai lupi, agnelli come Lui stesso è l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo; non vuole che i suoi siano lupi ma agnelli, Gesù tiene in considerazione anche la possibilità di essere rifiutati che rattrista chiunque lo riceve, è la tristezza di Dio, il grande rifiutato. Rifiutato dalle tenebre come dice il prologo, rifiutato dai nazaretani, rifiutato in Samaria, così pure dai Gerasèni dopo la guarigione dell’indemoniato che indurrà tutti quei porci a gettarsi in mar; rifiutato da tutto Israele che lo metterà in croce. È una sensazione che il Signore conosce bene. Tuttavia anche l’atteggiamento dello scuotere la polvere non è un atteggiamento distruttivo né dispregiativo, ma è un’ulteriore tentativo di far capire la gravità del rifiuto a chi lo commette.
Oltre alle proibizioni in prospettiva della povertà ci sono anche altri imperativi positivi: dite, dimorate, mangiate, prendetevi cura.
Tutte riguardano un dare amore, prendersi cura fisicamente o attraverso la parola e un lasciare agli altri prendersi cura di noi per attivare il dinamismo dell’amore che è già il Regno di Dio in mezzo a noi. Frate Andrea.

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