“Colui che ascolta la Parola e la comprende” Mt13,23

Venerdì 27 luglio 2012

L’insegnamento della parabola del seminatore mette in luce che tutti hanno ascoltato la parola di Dio, ma solamente coloro che dopo aver ascoltato la parola e averla compresa (con cuore buono e perfetto e la custodiscono … aggiunge l’evangelista Luca)  producono frutto con la loro perseveranza (Cfr Mt13,25; Lc8,15). L’ascolto della parola di Dio, un buon ascolto, dipende anche dal nostro cuore, un cuore che si decide per Dio; che decide ad amare e a rigettare il male. Un cuore che si fa umile e povero per accogliere la parola e custodirla, come un vero tesoro prezioso: “Perché dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12,34). L’ascolto è un segno di apertura verso chi parla; l’amore è invece ciò che ci spinge ad entrare in comunione intima con il Mistero. L’amore è veramente l’unica chiave interpretativa della Sacra Scrittura, della Parola. Ma per portare frutto nell’amore, è necessario custodire la Parola, come Maria. L’atteggiamento migliore per ascoltare è probabilmente entrare in sintonia con chi parla, cioè condividerne l’esperienza: “Chi è disposto a fare la volontà di Dio, comprenderà…” (Gv7,17). L’ascolto nella tradizione biblica è finalizzato all’osservanza della parola di Dio, cioè a metterla in pratica concretamente nella propria vita. L’apostolo Giacomo nella sua lettera avverte il pericolo di essere soltanto ascoltatori, illudendo noi stessi (Gc 1,22); egli infatti riporta la metafora dell’uomo che osserva il proprio  volto allo specchio (Gc 1,23). Un’immagine riflessa non è reale, è appunto solo un’immagine; come ci si allontana dallo specchio scompare. Chi si ferma solamente ad ascoltare senza farsi interrogare, mettere in discussione, metterla in pratica su se stesso, sulla propria vita, è solitamente chi ascolta la parola di Dio con un animo superficiale (Mt 1319); ascolta per un istante, magari si commuove pure, ci pensa un attimo, ma poi tutto ritorna esattamente come prima (Mt 13,20). La parola di Dio è uno specchio in cui l’uomo può riflettersi per scoprire la propria identità, quello che è veramente, prendendo con coraggio coscienza e consapevolezza di se stesso. La parola di Dio va scrutata con attenzione e perseveranza, come dice lo stesso apostolo nella sua lettera: “Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come uno ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla” (Gc 1,25). Questo fissare lo sguardo indica il movimento di chi si china, si protende in avanti, per vedere meglio, per poter esaminare; mentre il verbo “restare” è un fermarsi, rimanere immobile, se vogliamo uno starci sopra. Questo ci indica come sia importante accostarsi al testo sacro con attenzione; non è sufficiente ascoltare la parola di tanto in tanto, accontentarsi della lettura settimanale durante la Santa Messa. La parola di Dio ha bisogno di spazio e di tempo.

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