Chiedete, cercate, bussate … (Mt 7,7-12)

Giovedì 13 marzo ’14 – I sett. T.Q.

pontificatoOggi nel Vangelo il Signore ci invita a osare: a cercare, bussare, chiedere. Dio sembra proprio che voglia essere scomodato dall’uomo. Soprattutto ci vuole far sapere che non ci tratterà male (v. 11). Dalle domande che spesso mi sento rivolgere dalle persone, mi rendo conto che i più non sanno come pregare. Se da una parte è vero che a pregare s’impara pregando, dall’altra però, abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti o ci inizi a farlo.

Nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, papa Francesco da delle indicazioni molto semplici in tale direzione: per esempio sul come disporsi al dialogo col Signore attraverso la Parola di Dio: “Alla presenza di Dio, in una lettura calma del testo, è bene domandare, per esempio: «Signore, che cosa dice a me questo testo? Che cosa vuoi cambiare della mia vita con questo messaggio? Che cosa mi dà fastidio in questo testo? Perché questo non mi interessa?», oppure: «Che cosa mi piace, che cosa mi stimola in questa Parola? Che cosa mi attrae? Perché mi attrae?». Quando si cerca di ascoltare il Signore è normale avere tentazioni. Una di esse è semplicemente sentirsi infastidito o oppresso, e chiudersi; altra tentazione molto comune è iniziare a pensare quello che il testo dice agli altri, per evitare di applicarlo alla propria vita. Accade anche che uno inizia a cercare scuse che gli permettano di annacquare il messaggio specifico di un testo. Altre volte riteniamo che Dio esiga da noi una decisione troppo grande, che non siamo ancora in condizione di prendere. Questo porta molte persone a perdere la gioia dell’incontro con la Parola, ma questo vorrebbe dire dimenticare che nessuno è più paziente di Dio Padre, che nessuno comprende e sa aspettare come Lui. Egli invita sempre a fare un passo in più, ma non esige una risposta completa se ancora non abbiamo percorso il cammino che la rende possibile. Semplicemente desidera che guardiamo con sincerità alla nostra esistenza e la presentiamo senza finzioni ai suoi occhi, che siamo disposti a continuare a crescere, e che domandiamo a Lui ciò che ancora non riusciamo ad ottenere” (n.153)

Si tratta innanzitutto di entrare in dialogo con il Signore, senza evitare le esigenze delle sue parole. Quando questo dialogo avviene, inevitabilmente cambia entrambi: noi e Dio. É incredibile, ma è proprio così: Egli ama parlare con noi. Uomini come Abramo e Mosè, per esempio, avevano questa capacità di far cambiare idea a Dio.

Un proposito per oggi: cercherò di mettermi alla presenza del Signore ascoltando il Vangelo, applicando le indicazioni di papa Francesco. Questa sera prenderò nota su di un foglio o un diario, le impressioni che sono emerse nella giornata. Fra’Marco.

 

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