Chi sarà mai questo bambino? (Lc 1,57-56)

Lunedì 23 dicembre ’13 – IV sett. di Avvento

Prossimi al Natale, la Liturgia sembra quasi prendere una pausa, come volesse sciogliere la tensione dell’Avvento; una boccata d’ossigeno dopo una lunga salita. Svia, ma solo apparentemente, l’attenzione dall’atteso per eccellenza, ossia Gesù, e punta temporaneamente il riflettore su un altro atteso: Giovanni il Battista. C’è grande attesa anche per questo bambino; molto, infatti, alla sua nascita si domanderanno chi sarà mai questo bambino? (v. 66). La liturgia dunque si sofferma volontariamente su questo bambino, e invita a considerare attentamente la figura del Battista, quasi fosse un cartello indicatore, una freccia di direzione per avvicinarsi al Natale. Questo bambino, il cui nome porta in sé un attributo fondamentale di Dio, JHWH è misericordia, rivelerà e svelerà al mondo, ai discepoli, la vera identità di Gesù di Nazareth. L’ha fatto il giorno della visitazione quando si è messo letteralmente a danzare nel grembo di Elisabetta all’arrivo di Maria. Lo fa oggi ricordandoci che Dio è fedele alle sue promesse. Questo il senso dei tre nomi che compaiono nel Vangelo e il senso del Benedictus (Lc1,68-79): Dio si ricorda (Zaccaria), nella sua misericordia (Giovanni) della sua promessa (Elisabetta). Giovanni lo farà ancora quando indicherà Gesù come l’Agnello di Dio, Colui che toglie il peccato dal mondo (Gv 1, 19-51); lo sposo a cui appartiene la sposa (Gv 3,29). Giovanni, l’Elia che deve venire, svela dunque la vera identità del bambino di Betlemme. La domanda di oggi, da far risuonare nel nostro cuore sia la stessa del Vangelo: Chi è questo bambino che tutti attendono e del quale tra qualche giorno festeggeremo il Natale? Buona Giornata, fra Marco.

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