“Chi non raccoglie con me disperde” Lc11,23

Venerdì 12 ottobre 2012

Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde“. Il senso della storia. Anni fa, era il 1989, Raf cantava una canzone che era infondo, una domanda: Cosa resterà degli anni ’80?. Rileggendo il testo della canzone, mi sembra che possa essere ancora un ‘interessante riflessione sul nostro presente. Potremmo trasformare benissimo la domanda in Cosa resterà di questi primi anni del 2000? La società si è radicalmente trasformata; ma mi sembra che la realtà più profonda dell’uomo sia sempre la stessa: una disperata ricerca della felicità. Ognuno pensa a sé / forse domani a quest´ora non sarò esistito mai / e i sentimenti che senti se ne andranno come spray … continuava la canzone. Parole nelle quali forse molti di noi, oggi, si ritroveranno. Vivere in questo modo è la fine. Vivere così non è vita! E’ il buio totale. Nessuno lo dice, perché dirlo significherebbe gridare: sconfitta! Significherebbe affermare che il nostro cuore è vuoto, pieno di inquietudine; un inquietudine che spesso  altro non è che la superficie, la punta di un iceberg dilaniante che è la solitudine. Si perché nonostante tutti i nostri sforzi per essere felici, di mantenere i contatti tramite i vari facebook, twitter, sms, video chiamate, ci sentiamo sempre più soli, aggrappandoci a qualsiasi cosa che ci permetta di non scivolare in un mare di desolazione. Non crediamo più in niente! La razionalità delirante degli anni tecnologici (un virus che ha iniziato tanto tempo fa la sua corsa omicida) ha spento in noi ogni barlume di speranza, di gioia; ci hanno tolto il gusto della vita. E quello che è peggio che non siamo capaci di ammetterlo, perché ammetterlo significa dover fare i conti con un presente troppo pesante da sopportare. Meglio fuggire, rifugiandosi nell’illusione della tecnologia, delle droghe, dell’alcool o del gioco (piaga, quest’ultima, oggi sponsorizzata perfino dallo stato, perché serve a fare cassa!). Ho l’impressione che perfino molti che si definiscono credenti, in realtà usino la religione come via di fuga dal peso schiacciante dell’esistenza. Ecco allora il ritorno a certe forme primitivi di religiosità. Ieri è iniziato l’Anno della Fede e si concluderà il 24 novembre 2013. Nel motu proprio Porta Fidei il papa Benedetto XVI scrive: Non possiamo accettare che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta (cfr Mt 5,13-16). Anche l’uomo di oggi può sentire di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù, che invita a credere in Lui e ad attingere alla sua sorgente, zampillante di acqua viva (cfr Gv 4,14). Dobbiamo ritrovare il gusto di nutrirci della Parola di Dio, trasmessa dalla Chiesa in modo fedele, e del Pane della vita, offerti a sostegno di quanti sono suoi discepoli (cfr Gv 6,51). L’insegnamento di Gesù, infatti, risuona ancora ai nostri giorni con la stessa forza: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna” (Gv 6,27) (Benedetto XVI, motu proprio Porta Fidei, n.3). In queste poche righe il papa ci indica un luogo per ritrovare ciò che probabilmente abbiamo smarrito:il gusto della vita. La citazione del passo del Vangelo di Giovanni è come una sorta di coordinata per ritrovare la strada della felicità. Siamo tutti mendicanti di vita. Un pagina del Vangelo che smuove le profondità del nostro cuore tanto tocca i nostri desideri: se tu conoscessi il dono di Dio? (Gv4,10).

3 comments to “Chi non raccoglie con me disperde” Lc11,23

  • Oggi vorrei parlare di uno spaccato di vita quotidiana, che apparentemente può sembrare non entrarci nulla con il vangelo di oggi.
    Sono al mercato, attendendo il mio turno al banco di frutta e verdura: il mio turno? Quando sarà il mio turno visto che ci sono almeno 10 persone che si insultano pesantemente (notare che l’età media è superiore ai 60 anni, un’età in cui l’uomo/la donna dovrebbe aver messo da parte l’egoismo e si sarebbe dovuto/a aprire al mondo) perché gli ultimi cercano prepotentemente di passare avanti fregandosene di quelli che sono educatamente in fila, vantando ragioni assurde e pensando solamente agli affari propri…come se non bastasse una persona che già non ha rispettato il proprio turno, non è soddisfatta del servizio di quei poveretti del banco che già hanno molto da lavorare (ci sono 10 persone che aspettano) e per di più sotto la pioggia, ma pretende che la aiutino a mettere la verdura nelle buste perché non ha gradito che gliela hanno venduta in una cassetta di plastica (avrebbe dovuto portare via la cassetta, invece vuole le buste ed esige che uno del banco smetta di servire gli altri per fare questo “travaso”).
    E allora con tutto questo vi chiederete: che cosa voglio dire?
    E’ chiaro… noi ci lamentiamo della politica e la additiamo come il male assoluto, causa della crisi economica e sociale…. ma se ciascuno di noi non si fa un esame di coscienza continuando a proiettare ciò che è dentro di sé fuori, nei capri espiatori, non possiamo certamente sperare in un cambiamento radicale della situazione in cui ci troviamo e di cui siamo direttamente responsabili. Il cambiamento deve avvenire dal basso, a partire dal riconoscere il valore umano (e più in generale di tutte le creature e della natura in cui siamo immersi) mentre si fa la spesa o la fila dal dottore, ammettendo che spesso trattiamo gli altri sentendoci superiori, amplificando il nostro narcisismo ed egoismo, scansando la fatica e la sofferenza (se c’è chi lo fa al posto mio tanto meglio, poco mi importa se gli costa sacrificio) ed approfittando di quel poco o tanto che ci è concesso (“Non ti dar troppo da fare se lo stipendio è sempre quello perché se poi vedono che sei capace ti comandano qualcosa in più”).
    Dobbiamo cambiare! Siamo noi che ci dobbiamo mettere in discussione nel nostro piccolo, basta scaricare sugli altri quelle che sono le nostre responsabilità! E dando un testimonianza vera, allora piano piano si potrà ristabilire un nuovo equilibrio e chi non è disposto a cambiare forse inizierà ad avere meno potere.
    Come diceva il vangelo di qualche giorno fa: se seguiamo Dio nulla ci potrà danneggiare… il male non potrà prevalere.

  • Sono sempre io e vorrei continuare a parlare del precedente evento quotidiano, qui ponendo l’attenzione sul positivo che è emerso… nonostante l’assoluta mancanza di rispetto dimostrata da alcuni clienti, i proprietari del banco non hanno mai perso la pazienza e uno di loro ha anche trovato il coraggio di rispondere educatamente con il sorriso: un esempio di umiltà profonda, una testimonianza di vita…. Ed è questo il dono più grande che possiamo chiedere a Dio: essere testimoni incarnati di ciò che professiamo con le parole, pur nelle nostre infinite debolezze!

  • grete

    Veramente commovente tua aprezzamento della tecnologia.
    Un vantaggio pericoloso, abbiamo bisogno di più impegno di riunirsi con i propri cari. È necessario investire tempo, il desiderio e la volontà in tutti i rapporti e assumersi la responsabilità di mantenere in vita questo link per far crescere e crescere in armonia e vero amore. Nessun controllo, nessuna manipolazione, nessun vantaggio, semplicemente dando i frutti del nostro cuore con profonda sincerità e rispetto per gli altri.

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