Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? (Mc 3,31-35)

Martedì 13 gennaio ’14

Variazioni di parentela. La parola del Vangelo ci sorprende sempre. Un racconto che inizia serenamente; una scena normale. Qualcuno cerca qualcun’altro. Tutti ci saremmo aspettati una risposta secondo i canoni parentali. Forse addirittura un elogio. No, Lui no. Il Regno ha una sua priorità. Il Regno costringe a fare delle scelte. Il Regno pone le relazioni su tutt’altro livello; comporta operare dei tagli. Il Regno ha le sue esigenze. Lo ha preteso più volte il Signore da coloro che volevano seguirlo: “Un altro disse: “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Lc9,61-62). E ancora: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padree la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà (Mt 10,37). L’ascolto della sua parola pretende che si facciano delle scelte, che, in alcuni casi, possono far saltare le relazioni famigliari. L’ascolto della sua parola è intimamente connesso con la volontà di Dio. Questa connessione altresì realizza e costituisce un nuovo vincolo di parentela con Dio stesso: si diviene figli attraverso il Figlio. Dio stesso diviene il Padre; il Padre mio e il Padre nostro. Il Vangelo ovviamente non afferma che ogni volta qualcuno si converte, deve necessariamente abbandonare quelli di casa. La sua interpretazione va letta in una direzione più positiva e propositiva, e cioè che coloro che ascoltano e fanno la volontà di Dio, entrano a far parte di una nuova famiglia, e cioè quella di Dio stesso. Ci saranno dei casi in cui scegliere Dio, comporterà dover fare dei tagli anche con i propri famigliari, senza però mai dimenticare la legge che, Gesù non abolisce, ma porta a compimento, fa parte anche il quarto comandamento”Onora tuo padre e tua madre“. Occorre guardare a colei che ha saputo vivere le esigenze di questo ascolto della parola, senza perdere le prerogative della propria identità di madre, e cioè Maria Santissima. Ci ricorda appunto l’esortazione apostolica Verbun Domini: “per questo è necessario guardare là dove la reciprocità tra Parola di Dio e fede si è compiuta perfettamente, ossia a Maria Vergine, «che con il suo sì alla Parola d’Alleanza e alla sua missione, compie perfettamente la vocazione divina dell’umanità». La realtà umana, creata per mezzo del Verbo, trova la sua figura compiuta proprio nella fede obbediente di Maria. Ella dall’Annunciazione alla Pentecoste si presenta a noi come donna totalmente disponibile alla volontà di Dio. È l’Immacolata Concezione, colei che è «colmata di grazia» da Dio (cfr Lc 1,28), docile in modo incondizionato alla Parola divina (cfr Lc 1,38). La sua fede obbediente plasma la sua esistenza in ogni istante di fronte all’iniziativa di Dio. Vergine in ascolto, ella vive in piena sintonia con la divina Parola; serba nel suo cuore gli eventi del suo Figlio, componendoli come in un unico mosaico (cfr Lc 2,19.51). In questa circostanza desidero richiamare l’attenzione sulla familiarità di Maria con la Parola di Dio. Ciò risplende con particolare efficacia nel Magnificat. Qui, in un certo senso, si vede come Ella si identifichi con la Parola, entri in essa; in questo meraviglioso cantico di fede la Vergine esalta il Signore con la sua stessa Parola: «Il Magnificat — un ritratto, per così dire, della sua anima — è interamente tessuto di fili della sacra Scrittura, di fili tratti dalla Parola di Dio. Così si rivela che lei nella Parola di Dio è veramente a casa sua, ne esce e vi rientra con naturalezza. Ella parla e pensa con la Parola di Dio; la Parola di Dio diventa parola sua, e la sua parola nasce dalla Parola di Dio. Così si rivela, inoltre, che i suoi pensieri sono in sintonia con i pensieri di Dio, che il suo volere è un volere insieme con Dio. Essendo intimamente penetrata dalla Parola di Dio, ella può diventare madre della Parola incarnata». Contemplando nella Madre di Dio un’esistenza totalmente modellata dalla Parola, ci scopriamo anche noi chiamati ad entrare nel mistero della fede, mediante la quale Cristo viene a dimorare nella nostra vita. Ogni cristiano che crede, ci ricorda sant’Ambrogio, in un certo senso, concepisce e genera il Verbo di Dio in se stesso: se c’è una sola Madre di Cristo secondo la carne, secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti. Dunque, quanto è accaduto a Maria può riaccadere in ciascuno di noi ogni giorno nell’ascolto della Parola e nella celebrazione dei Sacramenti “(Papa Benedetto XVI, Esortazione apostolica Verbun Domini, n.27-28). Buona giornata, fra Marco.

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