Chi accoglie me (Mc 9,30-37)

Martedì 25 febbraio ’14 – VII sett. T.O.

imageSiamo sempre stati educati, volenti o meno, a una cultura da podio, da primi posti. Siamo sempre alla ricerca delle migliori posizioni, delle ottime prestazioni. Essere primi, e mai secondi; come se nella vita l’unica cosa che conta sia appunto essere i migliori in assoluto. La vita non è una competizione agonistica, dove chi non arriva primo non conta nulla. Per essere migliori, non occorre occupare le poltrone più alte, i primi posti di sempre. Ce lo insegna il Vangelo di oggi: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti“. Non è certamente un caso che il Signore prenda un bambino e lo ponga in mezzo ai discepoli. Nella società dell’epoca i bambini sotto i dodici anni non cantano nulla. Non hanno diritti, devono solamente obbedire, poiché dipendono in tutto dai genitori. Il gesto di Gesù diventa simbolico per i discepoli: devono saper abbracciare coloro che nella gerarchia sociale sono in ultima posizione. Saper stare nei bassifondi della società per saper stare con tutti. Preferire chi non conta nulla. Gli ultimi improvvisamente nelle parole di Gesù acquistano un valore sacramentale: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che m i ha mandato“. Una gerarchia sociale completamente rovesciata nel Regno di Dio. Gli ultimi diventano improvvisamente quelli che contano e ti possono raccomandare. Niente male? Buona giornata! Fra Marco.

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