“Che cosa fate di straordinario?” Mt5,47

Una domanda un po’ provocatoria, non vi pare? Più si legge la Scrittura, e più ci si accorge che Dio è un gran chiaccherone, che fa un sacco di domande, ironiche, provocatorie, profonde. In che che cosa noi cristiani ci distinguiamo? Per rispondere però è necessario stare attenti a non rifugiarsi nella morale, pena uno scivolone nel moralismo o peggio nel bigottismo (una versione più recente del fariseismo). Ritorno alla domanda: in che cosa ci distinguiamo? Un aiuto ci viene proprio dalle parole di Gesù: siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (v.48); una perfezione che non consiste nel non avere “difetti di fabbricazione”, ma in un comportamento che non tenga conto del male ricevuto  … in quel far piovere o sorgere il sole non solo sui giusti ma anche sugli ingiusti.  Cito papa Benedetto XVI : “La vera novità del comandamento nuovo non può consistere nell’elevatezza della prestazione morale: L’essenziale proprio anche in queste parole non è l’appello alla prestazione somma, ma IL NUOVO FONDAMENTO DELL’ESSERE, che ci viene donato. La novità può derivare soltanto dal dono della comunione con Cristo, del vivere in Lui” (Gesù di Nazaret, Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla rissurrezione, LEV; pag.77). Fa riflettere, vero?

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