“Che cosa dobbiamo fare?” Lc3,10

III Domenica d’Avvento, 16 dicembre 2012

Il Vangelo è sempre una buona notizia, ,semplicemente perché Gesù è la risposta all’interrogativo ultimo e più profondo dell’uomo: c’è un senso alla mia vita? È insito dentro di noi il bisogno, a volte disperato, di sapere! Attendere però non è semplice. C’è un attesa che può nascere solo da una speranza; una speranza che a sua volta nasce da una promessa: io tornerò. Ma il problema di fondo dell’attesa va ricercato in un altra direzione; si attende solamente colui che si conosce, e di cui si è certi del ritorno. Altrimenti l’attesa lentamente si svuota irrimediabilmente. L’attesa è fatta di molte cose: prima fra tutte la speranza; ma non va mai dimenticata la fatica che l’accompagna, così come il dolore, che a volte è camuffato dalla nostalgia; e infine anche dalla frustrazione. Si, la frustrazione accompagna sempre l’attesa. Ed è fondamentale saperla affrontare, come un nemico silenzioso che lentamente, ogni giorno, cerca di corroderti sin giù nelle profondità più recondite del tuo cuore. Non si può, dunque, attendere chiunque; soprattutto non si può attendere uno sconosciuto. L’attesa ti rende vivo; anzi, si potrebbe dire che finché attendi, sei vivo! È dalle attese dell’uomo che riconosci anche la sua statura o caratura spirituale e morale. Un attesa però, che ha bisogno di essere confermata ogni giorno attraverso le scelte quotidiane nella nostra vita. Un attesa a cui è legata inscindibilmente la speranza. Questa attesa però necessità di un combustibile particolare per poter essere alimentata: la pace. Quella pace di cui parla San Paolo nella lettera ai Filippesi: E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. Una pace che ti viene donata, frutto di una buona coscienza e dell’amore di Dio. Senza questa pace l’attesa rischia di essere solo un fardello pesante ed insopportabile. Un macigno che finisce per schiacciare. Si, c’è bisogno di questa pace che sorpassa incredibilmente la capacità di ragionare dell’uomo. Una pace che solo un cuore disponibile e aperto alla continua ricerca della volontà di Dio è in grado di cogliere e di ricevere. Una pace che scaturisce da un incontro! Non scordiamocelo mai!

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