Cerca un segno … (Lc 11,29-32)

Mercoledì 12 marzo ’14 – I sett. T.Q.

Cercare segni. Mi fermo spesso davanti all’eucaristia nella nostra cappella in clausura. Sto lì, in ginocchio, e senza proferire una parola. Eppure avverto che Dio mi parla. Non parla con le parole. Non ho mai sentito la sua voce come si potrebbe sentire quella di una persona. No, il suo è un linguaggio diverso. É un linguaggio di amore. Le parole ad un certo punto sono inutili. Avverto la sua presenza. Questo mi basta.

É proprio vero quello che affermano i Padri dello Spirito sulla preghiera: è un dono. Se aspetti di ricevere un segno dal cielo per metterti a pregare, non accadrà. D’altronde è anche vero che s’impara a pregare, pregando. E in tal senso la preghiera è anche una conquista. Già, dono e conquista. Devi aver l’umiltà di stare li, davanti a Lui, alla sua presenza. In ginocchio. E ascoltare nel tuo cuore. E ascoltare ancora. Non una sensazione; ma nell’attesa che purifica, attendere che Egli posi il suo sguardo su di te, e tu ti senta amato come mai nessuno potrà amarti. Dio è umile, ed è solo nell’umiltà lo puoi cercare. Non chiedere un segno. Il grande segno ti è già stato dato: l’Eucaristia. Umilmente inginocchiati affinché Egli si possa chinare su di te. Te ne accorgerai. Buona giornata, fra Marco.

“Abbiamo bisogno d’implorare ogni giorno, di chiedere la sua grazia perché apra il nostro cuore freddo e scuota la nostra vita tiepida e superficiale. Posti dinanzi a Lui con il cuore aperto, lasciando che Lui ci contempli, riconosciamo questo sguardo d’amore che scoprì Natanaele il giorno in cui Gesù si fece presente e gli disse: «Io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi» (Gv 1,48). Che dolce è stare davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo, e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita! Dunque, ciò che succede è che, in definitiva, «quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo» (1 Gv 1,3). La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore, è sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore. Se lo accostiamo in questo modo, la sua bellezza ci stupisce, torna ogni volta ad affascinarci. Perciò è urgente ricuperare uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova. Non c’è niente di meglio da trasmettere agli altri” (Papa Francesco, Esort. Apost. Evangelii gaudium, 2013, 264).

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>