Beati voi (Lc 6,20-26)

Mercoledì 11 settembre’13, XXIII sett. T.O.

imageMosè scese dal monte dicendo cosa doveva fare l’uomo, Gesù scende dal monte dicendo cosa fa Dio per i suoi poveri.
Le beatitudini sono un autoritratto di Gesù, ma in almeno una di queste possiamo ritrovarci anche noi, come ci troviamo anche nei guai e questo è un invito a correggerci, a spogliarci.(?)
Ogni volta del resto la Parola di Dio ci consola e ci invita alla conversione. “Gesù leva gli occhi verso i discepoli” li alza, quindi Gesù non parla dall’alto in basso ma dal basso all’alto, Gesù si è abbassato e vive ciò che sta per dire. Le beatitudini sono delle felicitazioni, in inglese si dice Happy are you, Beati voi, Felici siete voi.
Inizia col proclamare felici e beati i poveri non nel senso di umili ma proprio poveri, mancanti di qualcosa, di tutto, vostro è il Regno dei Cieli.
La loro beatitudine sta nel fatto che Dio si prende cura di loro, di questi figli dalle mani vuote. L’amore di Dio e non i loro meriti lo fa intervenire in loro favore. È un amore gratuito senza merito, altrimenti sarebbe un amore-stipendio.
La povertà nell’Antico Testamento era considerata una maledizione; Gesù rivolta tutto, non è una punizione ma il privilegio della povertà, termine francescano/clariano.
La povertà porta a rivolgersi a Dio, al contrario la ricchezza genera un sentimento di autosufficienza e fa quindi allontanare dal Signore:
“l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono” dice un salmo.
Tutte le altre beatitudini sono figlie di questa prima.
Sono l’esatto contrario della mentalità del mondo che crede e annuncia felici i cosiddetti “vincenti”; il mondo fa la storia con le persone intelligenti, forti che sono sopra la media, che avanzano ai danni degli altri.
Gesù fa la sua storia di salvezza con i piccoli e i poveri che sono il suo popolo: i poveri, coloro che pregano, gli odiati, i fischiati dal mondo i perseguitati, gli affamati.
Coloro che vivono questa indigenza uniti al Signore sono veramente beati e felici come S.Francesco, felice di non avere niente, come Teresa di Lisieax che ha trovato la sua gioia nel non avere diritti e meriti da presentare al Signore, ha trovato la sua gioia nelle sue “mani vuote” come dice lei stessa nella sua offerta all’Amore Misericordioso.
Anche a noi qui oggi è proposta questa gioia, nel riconoscerci poveri e nell’accogliere la nostra povertà, anche quella a nostro avviso negativa, anche per noi c’è in serbo questa beatitudine, se sappiamo accettarla, accoglierla e offrirla a Gesù.
Frate Andrea

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