“Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Gv20,29)

Martedì 3 luglio 2012

Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo” (Gv20,25). Quante volte anche noi come san Tommaso poniamo condizioni a Dio. Nella fede si entra tramite il mistero di un segno fragile, piccolo. Occorre accettare piuttosto le condizioni che Dio stesso ci pone. E la prima è appunto la parola di un altro che ha fatto esperienza del Risorto: “Abbiamo visto il Signore!” (v25). Ecco il segno fragile: la persona che lo annuncia. Un uomo come tutti  gli altri; un uomo che probabilmente non sarà sempre all’altezza della Parola che deve annunciare, trasmettere. Ma proprio tramite questo segno fragile e a volte contraddittorio, Dio si rende presente, e si lascia incontrare. Non si tratta tanto di non avere dubbi o perplessità; piuttosto di non dettare a priori condizioni ed avere il cuore libero per incontrare Colui che dalla parola fragile di un altro viene annunciato. “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (v29). Non ci sono percorsi individuali; semmai, personali. Perché ognuno dovrà fare la propria fatica, ma sempre camminando insieme. Quando mancano i segni immediatamente visibili della presenza del Risorto, occorre muoversi e cercare insieme; occorre soprattutto comunicare la propria esperienza.

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