Battesimo del Signore (Mt 3,13-17)

Battesimo del Signore; domenica 12 gennaio ‘14

Il battesimo del Signore fa parte di un trittico unitario che permette di formulare una domanda: chi è Gesù? Limitandoci a osservare Matteo il racconto dell’evangelista, notiamo, infatti, come il battesimo del Signore sia inserito in alcuni episodi di Gesù che preparano la sua missione pubblica. Il trittico può essere così rappresentato:

  • L’attività penitenziale di Giovanni il Battista (Mt 3,1-17)
  • Il battesimo di Gesù (Mt 3,13-17)
  • La tentazione di Gesù (Mt 4,1-11)

Il trittico ci permette di inquadrare, come un’unica icona, questo personaggio misterioso, Gesù, fino a quel momento sconosciuto pubblicamente. Il primo episodio riguardante l’attività del Battista, prepara la scena successiva; Giovanni il Battista annuncia un personaggio, un uomo che battezzerà in Spirito e fuoco (Mt 3,11), di cui egli non è degno di slegargli nemmeno un sandalo. L’episodio in sé, nella narrazione, prepara stilisticamente anche per il lettore un attesa: chi sarà mai, dunque, questo personaggio? Il battesimo di Giovanni, che non è il sacramento del battesimo cristiano, è un battesimo di conversione, strettamente legato alla sua predicazione penitenziale. Per poter accogliere il Regno di Dio e la sua sovranità, è necessaria la conversione del cuore, che biblicamente comporta letteralmente un cambio di direzione; cioè un ravvedimento radicale dell’uomo e del suo agire. Un ritorno a Dio Creatore, per l’appunto. Il farsi battezzare pubblicamente aveva questo significato, manifestando questa volontà di cambiamento e di apertura al Regno di Dio ormai alle porte. Si crea dunque un tensione di attesa.

La seconda icona del trittico è composta è composta dal battesimo di Gesù; quest’uomo di cui l’evangelista ha appena raccontato la nascita, ma di cui sappiamo poco. Sembra mettersi in fila con tutti gli altri che vengono a farsi battezzare dal Battista, suscitando in quest’ultimo, stupore e scandalo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” (Mt 3,15). Uno stile che mette in crisi qualsiasi aspettativa; sappiamo che ci si aspetta un re (l’episodio dei magi); uno che farà giustizia, che ha lo Spirito e il fuoco. Perché dunque si mette in fila come tutti i peccatori? Una domanda ulteriore che alimenta la precedente sull’identità di questo personaggio misterioso. E la domanda trova immediatamente risposta non appena il Battista sollecitato da Gesù, lo battezza: descrivendo l’evento come una teofania, cioè una manifestazione di Dio, i cieli si aprono, e lo Spirito discende su Gesù come una colomba. Una voce dal cielo poi afferma: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 3,17). Il lettore può ora rispondere alla domanda “chi è dunque Gesù?. Gesù è colui che possiede lo Spirito; il servo di JHWH annunciato dal profeta Isaia, amato da Dio e nel quale Dio si compiace. Soprattutto scopriamo che quest’uomo è il Figlio di Dio. L’atteggiamento di Gesù che scandalizza il battista, non solo realizza la figura del servo di JHWH, ma addirittura dimostra che la volontà di Dio (adempiere ogni giustizia) prevede che Gesù sia pienamente inserito nella realtà umana e la sua piena solidarietà con tutti i peccatori; una solidarietà che lo porterà al sacrificio della propria vita (Mt 3,15).

L’ultima icona del trittico è rappresentata dalla tentazione che avviene subito dopo il battesimo. Episodio che risponde ulteriormente alla domanda sull’identità di Gesù. Proprio perché Gesù è colui che possiede lo Spirito di Dio, può superare le tentazioni, riportando così l’uomo, una volta ricevuto a sua volta lo Spirito, nella possibilità di superrare la tentazione e di compiere la volontà di Dio. Un episodio che dovrebbe anche far capire che la vita spirituale non è assenza di tentazioni, ma la capacità di superarle proprio grazie al dono dello Spirito donatoci da Gesù stesso. Fra Marco.

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