“Avete qui qualche cosa da mangiare?” Lc24,41

Quante volte nella nostra vita crediamo di vedere un fantasma, e non gli diamo credito. Più spesso invece avviene il contrario; cioè quando siamo convinti che sia Lui, in realtà inseguiamo gli spettri del nostro cuore, che altro non sono che gli idoli che ognuno di noi porta dentro. Ecco perché quando è veramente il Signore, abbiamo paura! Temiamo che possa rubarci qualcosa, portarci via ciò a cui siamo particolarmente attaccati. Non ci fidiamo di Lui; per questo abbiamo paura. Quali sono gli spettri della nostra vita? A volte possono essere anche le ferite che non vogliamo toccare. Oppure perfino il peccato, quello che non vogliamo ammettere, o confessare (perché in fondo ci vergogniamo, o abbiamo l’illusione di riuscire ancora a farcela da soli e di riuscire vanamente a presentarci senza macchia davanti a Lui). L’iniziativa è sempre la sua; il Signore vuole entrare in relazione con noi: “Sono proprio io! Toccatemi e guardate …”. Si tratta di lasciarlo agire nella nostra vita.  Egli ti aspetta dove, spesso, tu non vorresti essere, o dove ti aspetti di incontrare chiunque tranne che Lui in persona … come la samaritana. La sua costante è quella di farsi mendicante per donare: “avete qui qualcosa da mangiare?” (v41b). Dio che mendica le briciole del nostro amore per donarci il suo. Vi racconto una storia di Tagore, Il mendicante e il Re:

Ero andato mendicando di uscio in uscio lungo il sentiero del villaggio, quando in lontananza mi apparve il tuo aureo cocchio, simile ad un sogno meraviglioso. 
Mi domandai: chi sarà mai questo Re di tutti i re? Crebbero le mie speranze, e pensai che i giorni tristi sarebbero ormai finiti; stetti ad attendere che l’elemosina mi fosse data senza doverla chiedere, e che le ricchezze venissero sparse ovunque nella polvere. 
Il cocchio mi si fermò accanto; il Tuo sguardo cadde su di me, e Tu scendesti con un sorriso. Sentivo che era giunto alfine il momento supremo della mia vita. 
Ma Tu, ad un tratto, mi stendesti la mano destra dicendomi: “Che cos’hai da darmi?”. 
Ah, quale gesto veramente regale fu quello di stendere la Tua palma per chiedere l’elemosina ad un povero! Esitante e confuso, trassi lentamente dalla mia bisaccia un acino di grano e Te lo porsi. 
Ma quale non fu la mia sorpresa quando, sul finire del giorno, vuotai a terra la mia bisaccia e trovai nell’esiguo mucchietto di acini, un granellino d’oro! 
Piansi amaramente per non aver avuto cuore di darTi tutto quello che possedevo.

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