“Andò sul monte a pregare” Mc 6,46

Mercoledì 9 gennaio’13

DSC_0270E subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla” Mc 6,45. Un comportamento anomalo: Gesù sembra volersi distaccare sia dai discepoli, sia dalla folla. Un lato misterioso della sua vita. Cerca la solitudine; ma non una solitudine fine a se stessa. La solitudine di Gesù è intimità con il Padre. La sua solitudine  è abitata da questa presenza. Si ritira in disparte per ritrovarsi. Una lezione di vita per noi! Spesso non riusciamo a fermarci, come se tutto dipendesse da noi. Gesù invece si ferma, si ritira e allontana tutti per ritrovare l’intimità con suo Padre. Sapersi fermare e distaccare non è da tutti; abbiamo bisogno di sentirci importanti, facendo dipendere tutto da noi. Un modo per illuderci di avere il mondo ai nostri piedi. Più vai avanti e meno riesci a fermarti, perché il vortice della frenesia ti ha ormai imbrigliato; non sei più capace di rallentare. Addirittura hai paura a farlo; davanti a te si aprono improvvisamente enormi spazi bianchi di tempo, che non sai come riempire. Il vuoto si rende presente come un fantasma, uno spauracchio terribile, che ti annienta ricordandoti improvvisamente chi sei, e spesso, ahimè, facendoti sentire ancora più solo. Non è così per Gesù, e per chi ha imparato a fermarsi colmando quei “tremendi” spazi bianchi di tempo con l’eternità. Fermarsi è saggezza! Fermarsi è risvegliarsi all’improvviso alla presenza di Qualcuno, gustandone la presenza; è imparare a pregare. Se Gesù lo ha fatto perché ne ha avvertito il bisogno, almeno noi, impariamo a farlo per umiltà.

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