Abramo

Giovedì 21 marzo’13

La liturgia della parola oggi ci presenta un personaggio eminente: Abramo, l’uomo del mattino. Un uomo dalla fede incrollabile. Mi domando quanto forte sia stata in Abramo la voce di Dio, nella sua coscienza, per spingerlo, di punto in bianco, ad abbandonare tutto e partire verso una destinazione ignota. E’ impressionante. Abramo deve lasciare tutto, casa, terra, cultura e sicurezze. Non è semplice tagliare i ponti con le proprie radici. Evidentemente quella voce è più forte di tutte le altre voci. E Abramo parte, forse scambiato per un mentecatto o un folle. Dovrà attraversare terre ignote, sconosciute, e perfino lottare per non soccombere, superare prove assurde, fidandosi solamente della voce che gli parla nel cuore. Quella voce di cui evidentemente non può fare a meno. Interessante potrebbe essere chiedersi che cosa spinge un uomo a lasciare tutto per seguire quella voce, nella propria coscienza. Una voce che chiaramente è distinta dal proprio io, e dunque non confusa con le proprie ambizioni, mire o egoismi, o peggio con i propri sentimenti. Quella voce così forte, che insiste dentro di te, come un tarlo, e se non l’assecondi, ti consuma. Si la voce di Dio! Una voce che non sei capace di far tacere, perché ormai ha “invaso” il tuo cuore, la tua vita, i tuoi pensieri. Una voce che ti ha conquistato, o forse qualche volta, preso in ostaggio, perché da te vuole una risposta. Avere però una coscienza umile capace di distinguere questa voce, non è da tutti. Senza la virtù dell’umiltà che permette al proprio io di farsi da parte, questa voce rimane indistinta. E il lavoro è duro e faticoso, perché richiede all’uomo la volontà di mettersi in ascolto, non di se stesso, dei propri desideri o delle proprie ambizioni, ma di essere aperto e libero, e in fine obbediente, innanzi al dialogo con un Interlocutore che può chiedere perfino l’impossibile! Chiedere perfino di superare i limiti e le barriere della razionalità. La fede è l’elemento dal quale scaturisce il dialogo con questa voce, che sovrasta l’uomo, poiché è la voce di Dio. Ma attenzione: oggi, c’è troppa confusione e spesso i meccanismi psicologici, a volte sono vere proprie patologie, rendono l’uomo incapace di riconoscere tale voce, tanto che la si confonde con la voce del proprio ego. Senza l’arte di purificare il cuore, vera e propria arte che non si impara nei banchi di scuola o nei libri, ma solamente alla scuola di un autentico maestro, difficilmente l’uomo comune riconoscerà e distinguerà la voce di Dio. Spesso, quando si usa la parola “coscienza”, non solo essa è abusata, ma addirittura annacquata dal proprio ego, delle convinzioni sociali ed ideologiche, e perfino dai propri deliri di onnipotenza; difficilmente essa corrisponde alla vera coscienza matura. Essere liberi da se stessi non è facile, ma è la sola via per essere aperti. Si, ci vuole coraggio, ma soprattutto ci vuole umiltà. Una virtù assai rara oggi.

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