“A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio” Mc 4,30

Venerdì 1 febbraio’13

L’incredibile forza del seme. Se nella precedente parabola, l’attenzione cadeva nella qualità del terreno, ora Gesù sembra concentrarsi sulle caratteristiche intrinseche del seme. In entrambe le parabole di oggi, il seme, che in apparenza si dimostra fragile, piccolo e con una possibilità elevata di insuccesso, una volta che ha attecchito, si manifesta di una potenza straordinaria e dai dai risultati inauditi. Due principalmente gli aspetti sottolineati. La prima parabola rivela la capacità intrinseca del seme di svilupparsi una volta accolto nel terreno. Nella seconda parabola, invece si evidenzia il risultato inaudito ed insperato della seme stesso (sottolineato dalla contrapposizione più piccolo e più grande), che si rivela di proporzioni decisamente disattese dal suo insignificante inizio. È fondamentale però, non perdere di vista ciò di cui stiamo parlando: il Regno di Dio. Entrambe le parabole infatti vogliono raccontare, descrivere, ma non definire, il Regno di Dio. Esse evidenziano i suoi inizi fragili e per niente apparenti. Chiaramente, come più volte ribadito dallo stesso Gesù, il Regno di Dio non viene in modo da richiamare l’attenzione. La conseguenza di una tale manifestazione del Regno, è che ricercare un cristianesimo fatto di straordinarietà e di apparenza, non è in sintonia con il Vangelo. Il Regno di Dio non è una manifestazione di forza e di potenza similmente ad una parata militare. Insomma, non vuole mostrare i propri muscoli, come probabilmente qualcuno vorrebbe a causa della propria fragile fede. Ciò sarebbe solamente segno di debolezza. Il Regno di Dio essendo consapevole della propria forza, preferisce che l’uomo possa rispondere in virtù di una fede autentica che scaturisce solamente da una scelta libera di quest’ultimo. Infine, un terzo aspetto non immediatamente riscontrabile, ma tanto presente quanto reale, è il tempo che intercorre dall’attecchimento del seme fino al momento della maturità finale, sia che si tratti del frutto o della albero dalle notevoli dimensioni. Tutto avviene nel silenzio, e soprattutto nella sua germinazione sottoterra, non vi è possibilità alcuna di un riscontro visibile. Non vi è dunque una percezione umana immediatamente osservabile. Solamente la fede è capace di intravedere oltre l’apparente silenzio del germoglio. Insomma, sotto la neve, … pane.

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