“A causa del mio nome” (Lc 21,12-19)

DSC_0075Mercoledì 27 novembre ’13 XXXIV sett. T.O.

Nella vita ci sono guerre che non si combattono nei campi di battaglia. Uso appositamente il termine guerra. Avere una fede, credere, comporta anche tutta una serie di valori e di comportamenti, ai quali, non è possibile abdicare. Non si tratta tanto solamente di una questione morale. Piuttosto ne va della persona stessa, della propria identità; della sua vita.  Anni fa fui chiamato a parlare del Cantico di frate sole di san Francesco d’Assisi, ina scula media, durante una lezione di letteratura italiana, poiché il testo in questione è una testimonianza primitiva della lingua volgare. Non trattandosi dell’ora di religione, e per la presenza di orientamenti religiosi diversi e atei, con l’insegnante concordammo di non nominare appositamente il nome di Gesù. La cosa in sé,  un po’ mi irritava, ma mi ricordai immediatamente della regola di San Francesco per coloro che vanno per il mondo e tra gli infedeli: “Consiglio poi, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino, ed evitino le dispute di parole, ne giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, cosi come conviene” (Regola bollata, III); e “I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore… “ (Regola non bollata XVI). Così compresi il modo parlare di Dio senza nominarlo esplicitamente. Durante la lezione però uno degli alunni mi fece una domanda personale: “perché fai il frate?” Dalla bocca uscirono spontaneamente queste parole: “Perché sono innamorato!”. “Di chi?”. “Di Gesù Cristo”. Alla fine mi scappo fuori! Ci fu un attimo di silenzio; ma i ragazzi mi fecero cenno di continuare. Da quel momento la lezione prese tutta un’altra piega, ma l’attenzione della classe aumento perché coglievano nelle mie parole un’autenticità: mi sentivano vero perché potevo parlare di me liberamente. E mi capivano. Nessuno si sentì a disagio. Quando devi testimoniare la tua fede, non sono in gioco solamente dei valori morali o etici; no, sei tu in prima persona a essere in gioco. Ne va della tua stessa vita. Ecco perché non puoi scendere a compromessi. Testimoniare non è spiattellare delle verità in faccia dell’altro: è mostrare piuttosto quanto il Vangelo di Gesù Cristo è penetrato nella tua vita.  buona giornata, Fra Marco.

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>