“Se vuoi, puoi purificarmi” (Mc 1,40-45)

Giovedì 16 gennaio ’14 – I sett. T.O.

Ogni volta che leggo questa pericope del Vangelo, sono sempre colpito dalle parole che il lebbroso rivolge a Gesù: “Se vuoi, puoi guarirmi” (Mc 1,40 ). Se vuoi, puoi. Quest’uomo emarginato da tutti, non pretende nulla. Dimostra di non essere arrabbiato, di non covare rabbia, diversamente invece da come può accadere quando siamo feriti nel corpo e nello spirito. La nostra rabbia può facilmente trasformarsi in rassegnazione o in una protesta-pretesa feroce. In quest’uomo no! Solo quel se vuoi… C’è di più. Non è in dubbio, infatti, la capacità guaritrice di Gesù. Non è in discussione il suo potere taumaturgico. Il lebbroso sa che Egli può; semplicemente si affida al suo volere. Rimette completamente la possibilità di guarire nella volontà di Dio. Si fida. Della storia di quest’uomo non sappiamo nulla; non conosciamo in quale modo abbia contratto la lebbra. Quale colpa, se mai possa essercene una, abbia commesso. Nella mentalità giudaica la malattia è sempre legata al peccato. Di tutto questo, però, il testo non fa alcun accenno. Tutto il suo futuro è rimesso nelle mani di Gesù. L’evangelista Marco, sempre molto stringato nel suo modo di raccontare, ma molto attento ai particolari, descrive l’atteggiamento di Gesù: “Ne ebbe compassione, tese la mano e lo toccò, e disse…” (v. 41). Un sentimento, un’azione, un gesto e, solamente alla fine, una parola. Non il contrario. Una distanza enorme, impossibile, visto e considerato l’emarginazione totale di quest’uomo, colmata in un attimo. Gesù non ha paura di entrare in relazione con quest’uomo; ma prima ancora di toccarlo con la mano, si lascia toccare il cuore. E la distanza è colmata prima ancora che lo sia fisicamente. É bastato poco. E noi? Come ci comportiamo con il prossimo piagato nel corpo o nello spirito. Ci lasciamo toccare il cuore, oppure innalziamo barricate stratificate perché abbiamo paura di comprometterci? E verso Dio, quale fede o quali pretese abbiamo? Un brano, quello di oggi che non solo può farci riflettere, ma anche, se lo vogliamo, guarirci dalle nostre paure e dalle nostre lebbre interiori. Francesco d’Assisi, scese da cavallo, e quando abbraccio il lebbroso, fu guarito dal suo egoismo. Fra Marco.

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