“Che cosa vuoi che io faccia per te?” (Lc 18, 35-43)

Lunedì 18 novembre ’13 – XXXIII sett. T.O.

Abbazia di Sant'Antimo

Abbazia di Sant’Antimo

Il lento cammino della salvezza. Spesso ci aspettiamo che Dio agisca immediatamente, in stile bacchetta magica. L’incontro con il Signore che passa non avviene immediatamente. É un incontro che si prepara nel tempo, frutto di una ricerca, di uno sforzo, o di un grido che si innalza nel tempo. Se anche qualche volta l’incontro con Dio può sembrare improvviso, nella sua provvidenza, Egli ci osservava da tempo. Nel Vangelo di oggi, il percorso di Batimeo – nome del cieco che sappiamo grazie all’episodio parallelo dell’evangelista Marco (Mc 10,46-52) – è avviene in diverse tappe. L’annuncio del passaggio di Gesù, il grido di dolore che diviene una preghiera (cfr i salmi 3; 4; 5; 6; 22; 30); il ribellarsi a coloro che vogliono impedirgli di gridare (pregare); l’alzarsi in piedi e gettare le proprie sicurezze (in Mc 10,50). In fine, la domanda di Gesù per niente scontata: “Che cosa vuoi che io faccia per te?” (v.41). Lo stile di Gesù è mettere con le spalle al muro i suoi interlocutori, costringendoli a prendere consapevolezza della propria vita. Non ci deve meravigliare quest’atteggiamento. In fondo, non siamo sempre disposti a farci guarire, o risanare. Permane, infatti, in noi un atteggiamento di vittimismo, un modo come un altro di attirare l’attenzione su di noi. Il Signore ci costringe a camminare, a prendere una decisione. Ne è prova che se iniziamo un cammino, un percorso spirituale, nel momento in cui non succede quanto ci aspettavamo, cadiamo facilmente nello sconforto o nello scoraggiamento, e ci lasciamo facilmente andare. É necessario decidersi e andare fino in fondo, consapevoli che il Signore ci costringerà a fare delle scelte.

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