Una folla numerosa andava con Gesù (Lc 14,25-33)

Mercoledì 6 novembre ’13 – XXXI sett. T.O.

Il Vangelo di oggi c’invita ad una totale radicalità e non ci invita giocare in difesa la nostra vita ma ci invita ad osare. È necessario avere la volontà di dare tutto di noi stessi, niente per noi ma donare semplicemente tutto. Se nel lasciare, donare ci tratteniamo qualcosa nascosto nel cuore, questo è fonte di tristezza, di schiavitù; solo uscendo da questa grettezza, tirando fuori tutte le carte nascoste nella manica, solo dando tutto si fa l’esperienza della totale liberazione. Gesù esce dalla sala del banchetto con i farisei e riprende il suo cammino di annuncio e in fondo con queste parole ribadisce la parabola di ieri, cioè come sia necessario mettere il Signore al 1° posto e non andare con Gesù solo se non si ha niente da fare, ma scegliere con totalità il Signore della nostra vita. Chi è povero, chi abbandona tutto per amare Cristo diventa libero e per questo sereno, tranquillo poiché non ha niente da difendere. Diventa pacifico e non violento nel senso più alto del termine poiché la violenza è generata e alimentata dall’avere qualcosa di nascosto da difendere e quando qualcuno si avvicina allora scatta in noi la pulsione della violenza. Come quando da bambini nascondevamo qualcosa e dicevamo “acqua” quando l’altro era lontano e “fuoco” quando si avvicinava! Quando teniamo in noi qualcosa di nascosto c’è in noi questa difesa, questo dormire con la pistola sotto il cuscino, dormire con un occhio aperto.
Tutto questo porta un’ansia che rende impossibile la sequela. Gesù attraverso queste parole ci slega dalle nostre schiavitù e ci invita a seguirlo. Gesù poi attraverso la parabola della torre e della guerra ci dice che il materiale per la torre e l’esercito per la guerra equivalgono alla povertà per il discepolo; si potrebbe dire: mattoni: torre / esercito: guerra = povertà: sequela
La sequela ha una portata quotidiana, è un prendere la croce ogni giorno, è un lavoro quotidiano di spoliazione poiché noi tendiamo sempre a rivestirci di ricchezze. Chi è povero possiede il mondo ed il Cielo poiché ha vinto su se stesso. La castità e l’obbedienza sono poi conseguenze della povertà. La povertà è il fondamento della nostra sequela, che è un invito rivolto a tutti i cristiani ognuno in una forma diversa ovviamente. Questa sequela, questo cammino ha una fine o un fine: la conformazione a Cristo, diventare cristoformi. Frate Andrea

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