A che cosa posso paragonare il regno di Dio? (Lc 13,18-21)

Martedì 29 ottobre ’13 – XXX sett. T.O.

Oggi nel Vangelo Gesù ci parla del Regno di Dio. Gesù è venuto a portarci il Regno di Dio, è venuto a portarci nel Regno di Dio, è venuto a ripristinare già una presenza del Regno attraverso i suoi discepoli che sono chiamati ad essere già su questa terra cittadini del Regno. Gesù in queste 2 parabole ci parla di come questa presenza forte di Dio sulla terra si instaura in modo progressivo e in umiltà. Gesù narra due piccole parabole e attraverso queste “cerca di illustrare la realtà, l’attualità, la crescita, l’espansione con richiami al mondo della natura o dell’uomo. Ciò che è più usuale o più evidente aiuta a comprendere ciò che lo è di meno…le parabole infatti sono raffronti, paragoni, esempi. Com’è una cosa, così analogamente si può pensare che sia l’altra” (Ortensio da Spinetoli, LUCA, Cittadella Editrice, pp 460 e 461). Le due immagini ci parlano comunque di una crescita e una progressività dell’instaurazione del Regno di Dio:

–       Granello di senapa  è il più piccolo seme che c’è in circolazione ma che produce una delle piante più grandi che arriva all’altezza di un albero

–       Lievito di fronte alla massa della pasta è piccola cosa, è una minoranza. Luca stesso nel cap 12,32 chiama la Chiesa “piccolo gregge” e con queste 2 parabole ribadisce il concetto di povertà e debolezza. Il lievito ha una grande forza aggressiva verso la massa ed ha il potere di cambiarla del tutto, di farla, appunto lievitare, ne cambia la forma

Queste due parabole ci insegnano lo stile col quale portare l’annuncio, con umiltà, come il granello di senapa e pazienza come l’agricoltore ci insegna. Poi è necessario essere lievito anche silenzioso ma efficace, il lievito deve mantenere la sua capacità di cambiare la massa della pasta, cioè necessità di essere lievito e non una polvere scaduta. Noi per primi dobbiamo vivere il Vangelo senza mezzi termini e se lo vivremo saremo lievito anche senza dire niente. Frate Andrea.

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