Insegnaci a pregare

Mercoledì 9 ottobre – XXVII sett. T.O.

Il Vangelo di oggi ci parla del più grande dono che Gesù ci ha lasciato: la paternità di Dio.
Tante volte noi ci ribelliamo a Dio e facciamo bene poiché quel Dio a cui ci ribelliamo non è il Dio di Gesù Cristo, è il Dio degli amici di Giobbe e di tanti altri che hanno rivelato al mondo un Dio vendicativo.
Dio è Padre nel senso più alto del termine, ha cura di noi e ci ama e ci considera come se ognuno fosse il suo figlio unico. Gesù ha “imparato” questa parola nelle notti passate in preghiera e ce l’ha rivelata ed insegnata.
Dio è un Babbo, questa realtà ha rapito più volte il cuore e l’attenzione di Francesco d’Assisi. Il centro della sua spiritualità è proprio la figura del Padre Misericordioso: l’episodio del Padre nostro e di come Francesco si fermò a questa parola “Padre” senza riuscire ad andare avanti. Padre è anche l’ultima parola di Gesù, il suo testamento, la parola che ha ancora un eco sulla terra in tutti i tempi: “Padre nelle tue mani consegno il mio Spirito”. Viviamo questa Parola di vita soprattutto nei momenti più difficili della nostra giornata.
Il messaggio che ricaviamo da questa prima parte del cap XI di Lc è relativa al tema della preghiera.
La preghiera è la cosa più importante della nostra vita proprio perché la nostra vita dipende dalla nostra preghiera.
“Siamo quello che mangiamo” diceva un filosofo ed è proprio così! Se nella preghiera mi nutro di un Dio tenero e compassionevole anch’io potrò poi avere queste caratteristiche, al contrario se mi nutro di un’immagine di Dio severo e spietato diverrò tale anch’io.
Quindi Gesù viene a darci il nutrimento giusto, ci dà questo boccone dolcissimo che è la parola Abbà , Babbo mio, Babbo nostro.
La missione di Gesù è stata questa rivelazione della paternità di Dio. Questa parola ci dice chi è Dio, un Babbo e ci dice anche chi siamo noi, i suoi amati figlioletti e fratelli fra noi. Scoprirci fratelli ha un grandissimo risultato sociale poiché la fraternità esclude complessi di inferiorità e di superiorità, entrambi atteggiamenti di chi non vive serenamente in famiglia. Gesù conosce questa realtà del nostro cuore e della nostra psiche ed è venuto a sanarla con questa meravigliosa parola “Abbà” che genera in noi una meravigliosa consapevolezza: sono il figlioletto amato dal Padre e ho tanti fratelli e sorelle.
Ogni volta che noi diciamo Abbà Padre, Lui dice figlio mio.
Scoprire l’amore del Padre è veramente l’inizio di una vita nuova. Il suo sorriso è il calore della nostra giornata e la scoperta che Dio ci ama più di se stesso è la guarigione a tanto non-amore.
Con questa parola Gesù ama non-amata come diceva l’Antico Testamento.
Analizziamo i numeri e vediamo subito la novità di Gesù: l’Antico Testamento dice 15 volte il termine Padre riferito a Dio, il Nuovo Testamento (solo i Vangeli) 180 volte;
è chiaro come Gesù abbia voluto insistere su questo punto, il più importante.
Il Padre nostro è stata poi la preghiera più pregata e commentata della storia.
Anche Francesco d’Assisi ha scritto una parafrasi del Padre nostro, un’estensione di questa preghiera.
Vorrei però fare un passo indietro e tornare all’inizio del Vg odierno: “Mentre Gesù si trovava a pregare in un certo luogo…”; sono importanti anche il luogo e il tempo dati alla preghiera.
E’ importantissimo scegliere un luogo che è prima di tutto il cuore, ma ci sono anche luoghi esterni che ci aiutano a tornare al cuore. Pertanto decidersi per la preghiera è prima di tutto trovare uno spazio per essa, è uscire e staccarsi, andare…pregare. Ognuno di noi sa quale luogo lo aiuta per questa intimità col Padre che può anche cambiare di periodo in periodo, è quindi necessario andare in questo luogo dove il Signore già ci attende. Frate Andrea

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