Avevano timore di interrogarlo

Sabato 28 settembre ’13

Nel momento in cui Gesù pone delle domande (nel Vangelo di ieri: “Voi chi dite che io sia?”), inizia ad insegnare ai discepoli. L’insegnamento che Gesù cerca di dare al discepolo, è una modalità attraverso la quale il Regno di Dio si rende presente; una modalità che avviene attraverso la Pasqua, e la sofferenza del Figlio dell’Uomo. Una modalità che non ha niente di attraente dal punto di vista umano. Noi siamo così ancorati all’idea di un Dio che necessariamente deve essere potente, che non riusciamo a prendere sul serio la sua impotenza. Eppure sarà propria la sua impotenza che salverà l’umanità. Questo contrasto, questo paradosso, che non entra nella nostra testa e nel nostro modo di realizzarci. Il silenzio di Dio è un’altra di quelle realtà che ci manda in tilt. Se però stiamo attenti, ci accorgiamo come Dio in qualche modo sia sempre presente nella storia dell’uomo. Gesù a questo punto detta le condizioni per seguirlo. Dio ti impone le sua regole. Sei chiamato a fare una scelta, che in qualche modo ti costringe a ribaltare il tuo modo di vedere, e dunque, di concepire la vita. Gesù detta le condizioni per seguirlo: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà” (Lc 9,23-24). Prima condizione della sequela è stare dietro, ma stare dietro in un certo modo: cioè caricandosi la propria croce, che però non è quella di Gesù. Ognuno ha la sua da portare; e devi caricartela e seguirlo, nella consapevolezza che è proprio perdendo, che si vince. Prendendo la tua croce ogni giorno, e seguendo Gesù, puoi giungere alla salvezza. E’ un  rovesciamento di logica. In mondo di ambiziosi, malati di delirio di onnipotenza, di vincenti, Gesù Cristo ci chiede di convertire il nostro modo di ragionare. Un perdere per trovare. Noi però facciamo fatica; è difficile. Si tratta di prendere ciò che siamo e andare avanti dietro di lui. Perdendo nella logica del Vangelo, troviamo. Dinanzi alla logica e alle esigenze del Vangelo, crollano le nostre aspettative. Ecco la reazione dei discepoli del Vangelo odierno: “Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento” (Lc 9,45). Spesso inseguiamo un dio che è frutto delle nostre aspettative, e che prontamente ci delude, semplicemente perché questo dio che inseguiamo non esiste. E se non esiste non può esaudirci. Quello che è peggio, è che non ce ne rendiamo conto, e pretendiamo perfino di insegnare al Dio vivo e vero. Pretendiamo di insegnare noi a Dio, addirittura dicendogli che cosa fare. Oggi molta gente vorrebbe dei segni; il mondo vuole spettacolo; il tentatore vuole spettacolarizzare la salvezza: “se sei il Figlio di Dio buttati …”. E anche noi pretendiamo che Dio intervenga magicamente nella nostra vita. Dimenticando però che Dio ha un altro modo di agire: la Pasqua di Gesù. Nella Croce questo sarà ancora più evidente: “se sei il Figlio di Dio, scendi perché crediamo”. E Lui non  scenderà; resterà li fino all’ultimo, salvando in questo modo tutta l’umanità. L’idea di un Regno spettacolare contraddice la rivelazione di Gesù. Quando non succede niente andiamo in crisi esattamente come i discepoli.

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