Il vostro cuore si rallegrerà

Venerdì 10 maggio ’13

La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo” (Gv 16,21). Un pensiero sulla vita spirituale. Chiaramente il contesto del Vangelo odierno è quello della passione imminente di Gesù; ma le parole del Signore offrono un’opportunità di riflessione. Il nostro cammino insieme a Dio non segue un semplicemente degli schemi umani. Non siamo solo noi a decidere; anzi spesso non sappiamo nemmeno cosa chiedere a Dio. Lo stesso san Paolo, nella lettera alla Chiesa di Roma,i ci ricorda che lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili (Rm 8,26). In questo cammino ci possono essere fasi che “umanamente” ci sembrano delle battute d’arresto, che a noi sembrano dei fallimenti o dei momenti negativi, a causa del nostro orgoglio e del nostro protagonismo. Sono invece attimi di grande fecondità spirituale, perché scalfiscono il nostro io e l’immagine di essere perfetti che abbiamo di noi stessi. Ci costringono a prendere sul serio la nostra vulnerabilità, spostando il baricentro del nostro cammino dal nostro io a Dio. Certo in una società come la nostra, dove ci hanno abituati sin da piccoli a ottenere sempre risultati positivi, all’efficientismo, quest’ultima vera e propria chimera di questa società, sembra non esserci posto per gli imprevisti che minano la nostra presunta vulnerabilità. Con Dio, però, tale meccanismo non funziona. Noi vorremo, e la cosa ci piace tanto, che tutto filasse sempre liscio; perché in fondo, anche chi non lo ammette, questo ci fa sembrare importanti. Soprattutto ci da l’impressione che ogni cosa dipenda da noi, alimentando in questo modo il nostro velato, ma sempre presente, delirio di onnipotenza. Nella vita spirituale che sia davvero tale, la purificazione dell’anima non è del tutto in mano nostra. Qualcun altro ha le redini in mani; e questo, come ho detto, non ci piace un granché. La purificazione della nostra anima è dolorosa ma necessaria per togliere le scorie ci impediscono di avanzare verso Dio. È fondamentale acquisire una capacità di resistenza e di vivere la frustrazione che ne può derivare. Una tale capacità si può acquisire però solamente a partire da una totale fiducia in Dio; senza questa fede, fondata unicamente sulla fedeltà di Dio, andremo sempre in crisi ogni qual volta le cose non andranno come programmato. L’antidoto a questa nostra fragilità è sempre lo stesso: l’umiltà.

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