“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” Mt 4,17

Lunedì 8 gennaio’12

DSC_0111Convertirsi alla sua presenza. Mi rendo conto, ogni giorno di più, della difficoltà crescente di molte persone a credere alla presenza di Dio nella propria vita, storia. Si, c’è una fede personale, ma spesso essa si rivela del tutto insufficiente  dinnanzi alle avversità della vita. Una fede incapace di sostenere l’animo umano nel momento del bisogno. Una fede che è probabilmente imbrigliata nella logica del dare / avere: insomma, io ti do, tu mi dai! Una fede del genere rischia, tra le altre cose, di impedirci di giungere ad una vera comunione con Dio,  in un rapporto che è vitale per noi come l’aria che respiriamo. Ci dimentichiamo che il quotidiano con le sue fatiche e le sue difficoltà, non è mai un ostacolo alla presenza di Dio. Il problema semmai, è che noi siamo ancorati ad una mentalità che relega a Dio uno spazio limitato a soli certi momenti della giornata e a certi luoghi. Si, e vero: non ci siamo ancora convertiti alla sua presenza in mezzo a noi. Non siamo mai soli! però non ce ne accorgiamo. Iniziare e terminare la giornata con una preghiera, per esempio, comporta che ogni attività umana abbia in Dio il suo inizio e il suo compimento. Ogni istante della nostra vita, se lo vogliamo, ma solo se lo vogliamo, può essere vissuta con Dio. “Un attività basata sulle frenesie e gli impulsi dell’ambizione umana è un illusione e un ostacolo alla grazia. Intralcia la volontà di Dio. Dobbiamo imparare a distinguere tra la pseudo- spiritualità dell’attivismo e la vera vitalità ed energia dell’azione cristiana guidata dallo spirito. Al tempo stesso non dobbiamo creare una frattura nella vita cristiana presumendo che ogni attività sia qualcosa di pericoloso per la vita spirituale. La vita spirituale non è un quieto ritiro, un vegetare nel tepore di una serra di pratiche ascetiche artificiali inaccessibile a chi vive una vita comune. E’ anzi nei doveri e nelle azioni ordinarie della vita che il cristiano può e deve sviluppare la sua unione spirituale con Dio” ( da T. Merton, Vita e santità, Lindau, 2009, p. 9).

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