“Che cosa vi pare?” Mt18,12

Martedì 11 dicembre’12

Perdersi … Non è un’esperienza bella. Perdersi in una città che non conosci; perdersi di notte in piena campagna; perdersi in un sentiero di montagna … Perdersi nella vita. In quel momento ti sentì assalito da mille fantasmi, e se non stai attento, ti assale il panico. Stai sicuro che non riuscirai più nemmeno a ragionare; e in fine ti assale la disperazione come un avvoltoio in attesa da ore, troppe ore. È successo più volte nella mia vita di perdermi in vari modi. Ne ricordo una in modo particolare. Avevo diciotto anni, ero alle prese con le mie prime esperienze di volo da solista; il mio istruttore aveva pianificato una missione nella pianura padana. Una giornata serena; aria fredda, gelida e senza vento. Ricordo ancora l’aria fredda che tagliava la pelle. Una volta avviato il motore, e dopo averlo scaldato a lungo per fargli raggiungere la temperatura di esercizio, si chiedeva il permesso alla torre di controllo per iniziare a rullare e poi decollare. Lo ricordo come fosse ieri: il rumore dell’epoca che frustava l’aria gelida. Quella specie di vibrazione che avverti dentro le tue orecchie. Un rumore che però di da sicurezza tanto ti è familiare. Poi via, su in alto, nel blu cobalto del cielo … Tutto da manuale. Il volo procede bene, perfettamente nei tempi stimati. È bellissimo. Non c’è nessuno, sono solo, sto benissimo. Sono passati quasi 45 minuti, è ora di tornare indietro. Viro, inverto la rotta. Tutto bene. Meraviglioso … Guardo fuori dal finestrino … Un incanto … Mi distraggo troppo a lungo, non so quanto … Non mi sono reso conto dei secondi che sono passati … minuti … Vado fuori rotta … Non so più dove sono. Non riesco a riconoscere nessun punto familiare. Cerco disperatamente dei riferimenti a terra e sulla cartina … Niente. Mi assale il panico: lo capisco perché non riesco a ragionare. Il velivolo si scompone, non riesco a tenerlo dritto perché non ragiono più. È allora che ho udito una voce, calma, rassicurante. Quella del mio istruttore; ma non sta parlando alla radio. Sta parlando nel mio cuore. Un cuore che ha fatto tesoro dei suoi preziosi insegnamenti. All’improvviso tutto diviene chiaro, limpido. So cosa devo fare. Guardo il cronometro, segno quanto tempo è passato dall’ultimo rapporto di volo. Effettuo una virata combinata che mi permette di invertire la rotta senza uscire dalla traiettoria che sto percorrendo. Prima una virata a destra di novanta gradi e poi una sinistra di duecentosettanta. Faccio scattare il cronometro; cerco qualcosa sulla carta che posso individuare facilmente a terra. Aspetto. Sempre quella voce mi riassicura … Sto facendo le manovre giuste. All’improvviso riconosco una ferrovia, c’è una treno che ci sta correndo sopra. Guardo la bussola, oriento la cartina … Bingo! È la ferrovia che va a Ferrara. Ci sono passato sopra all’andata … È fatta. Ricalcolo la rotta … m’invade una gioia immensa. Il cuore batte a ritmi regolari Tutto fila liscio fino all’atterraggio. Quando scendo dall’aereo, eccolo li: il mio istruttore. Vedo che si è rilassato proprio in nel momento. Gli racconto l’accaduto, della sua voce burbera che però mi ha dato sicurezza e mi indicato cosa fare. Sorride, dandomi una pacca sulla spalla. A domani conclude. Quella voce la ricordo ancora oggi. Perché vi ho raccontato questo episodio. Semplicemente perché quando ti perdi, e ti prende la disperazione, prega; non farti abbattere dallo sconforto o peggio dalla disperazione. Se le parole di Dio ti sono entrate nel cuore, saranno loro a guidarti. Saranno loro ad indicanti la strada giusta. Ascolta più in profondità il tuo cuore, lascialo parlare. Perché il Signore che ti viene a cercare. È stai sicuro che ti troverà. Io l’ho fatto … Ho sempre ritrovato la strada verso casa. … e … grazie Giulio, perché mi hai insegnato a volare.

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