“Beati voi, poveri, perché vostro è il regno dei cieli” Lc6,20

Una cosa é certa del Regno di Dio: si rovesceranno le sorti di questo mondo. Se il futuro può essere visto come una sorta di magra consolazione per i più bisognosi, gli emarginati di sempre, dovrebbero però far riflettere coloro che invece non solo possiedono ricchezze, ma ne fanno dipendere addirittura la propria esistenza. Un brano del Vangelo non dovrebbe mai essere letto senza tenere presente l’intero Vangelo. I ricchi, e dunque chi fa della ricchezza la propria ragione di vita, facendone un uso improprio e sfrenato, abusando anche del potere che questa inevitabilmente conferisce, non fanno certamente bella figura nei Vangeli. Se non dovesse bastare quel “Guai a voi ricchi“, almeno la parabola del ricco epulone (Lc16,19-31), o dell’uomo che costruisce granai immensi per se, dovrebbe riportarci sulla giusta strada. Non si tratta di fare rivoluzioni. No! E’ in gioco qualcosa di più grande: la felicità stessa dell’uomo. Ce lo ricorda la tristezza del giovane ricco (Lc18,18-23). Non è in discussione la ricchezza in se, ma l’uso sfrenato, smodato e irresponsabile che se fa. Un uso che solo in apparenza rende felici, perché di fatto, non riesce a riempire il cuore. La pubblicità di una certa carta di credito, in fondo dice una grande verità: certe cose non si possono comprare. Una di queste é la felicità. Solo la condivisione e la solidarietà aprono il cuore dell’uomo alla gioia (Lc16,9-13). Perché in fondo é proprio vero: c’é più gioia nel dare che nel ricevere.

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