“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” Lc 6,36

Lunedì 25 febbraio’13

Il coraggio di perdonare: “VINCERE L’ODIO. Dopo la morte di mio marito ho deciso che dovevo educare i miei figli nella gioia di vivere che avevo provato nella mia famiglia. La gioia è importantissima, donare il sorriso sempre, in qualunque modo agli altri, fa bene a se stessi. La seconda decisione è stata di non crescerli nel rancore, nell’odio, tanto meno nel desiderio di vendetta. L’odio, il rancore, ti divorano, ti immobilizzano, non permettono più di costruire niente, ti perdi tutto ciò che di bello c’è nella vita. Se ti alzi la mattina con il rancore, la rabbia, l’odio dentro, come fai a crescere dei bambini, vedere le loro scoperte, sentire le loro parole nuove, scoprire una nuova amicizia, godere di un tramonto? L’odio ti divora, è come far vincere ogni giorno la cultura della morte … Più facile è perdonare chi te lo chiede. Leonardo Marino, quello che ha confessato e che ha molto sofferto perché è stato denigrato dal suo gruppo, abbandonato, linciato, ci ha chiesto perdono. E allora lo abbiamo perdonato perché è più semplice e anche perché penso che la sofferenza, anche se di tipo diverso accomuna, ci rende veramente fratelli. Più difficile perdonare chi non chiede il perdono e non lo vuole, però io penso che si possa fare un cammino anche interiore, individuale, non avere rabbia contro quella persona, non volere il suo male, avere un pensiero tenero. (…) Mi ricordo che durante le udienze i figli di Sofri non potevano avvicinarsi perché facevano parte del pubblico. Quando c’era l’intervallo lui andava sempre da loro, soprattutto il maggiore che c’era sempre, e l’ho visto fargli una carezza con una grande tenerezza, dicendogli: «Dai, vai a casa, non stare qui». Voi sapete che io spessissimo, quando penso a Sofri lo ricordo in questo atteggiamento? Perché mi aiuta, perché lui è anche quella persona, per cui può aver sbagliato, ma perché non dobbiamo ricordarlo per quella carezza? Il perdono è questo tipo di cammino. … Ecco anche perché oggi sono qui, dopo tanti anni. La fede non ti toglie il dolore, ma lo riempie di significato. E in questo modo ti fa crescere. Naturalmente ci sono momenti difficili in cui smarrisci questa consapevolezza. E allora mi dico: «Gemma reagisci perché lo sai che Dio esiste, tu l’hai provato». Io ho proprio sentito il suo passaggio in me“. Sono le parole Gemma Capra, moglie del commissario Luigi Calabresi assassinato il 17 maggio del 1972 a Milano mentre si recava in ufficio. E’ un grande insegnamento, oltre ad essere una grande testimonianza di misericordia. Chi volesse leggere tutta la testimonianza, può farlo in questo link: http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/perdono-terroristi-e-vittime-siamo-sulla-stessa-strada.aspx#

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