San Francesco d’Assisi

4 ottobre ’14

C’è grande gioia in cielo e in terra in questo giorno in cui esultiamo per la santità di questo piccolo, povero uomo che si è gettato senza riserve nel Cuore di Dio. Questi due passi delle Fonti Francescane che ho riportato qui sopra ci narrano dell’inizio della conversione di san Francesco. In germe ci sono tutti gli aspetti che ha sviluppato successivamente lungo il corso della sua vita, vissuti fino all’estreme conseguenze.
1) La preghiera: in Francesco appare evidente che la conversione in lui coincide con un iniziare a pregare con insistenza e profondità. Inoltre la sua preghiera si esplicita con una ricerca di “luoghi solitari”, una ricerca continua di tali luoghi. Da questo particolare si evince che la preghiera per Francesco è, prima di tutto, preghiera personale. Preghiera semplice, umile, decentrata nel senso che non si “piange addosso” non si sofferma tanto sui suoi bisogni quanto sulla lode di Dio. Lui esulta per la bellezza di Dio, esulta perché Dio è Dio e lo è così amorevolmente. Il suo rapporto con Dio si svilupperà in modo tale che i biografi sentiranno il bisogno di affermare che “non era tanto un uomo che pregava quanto un uomo fatto preghiera”. Si può dire che il cammino di preghiera di Francesco è andato da un crocifisso all’altro: dal crocifisso di san Damiano che si anima e gli parla, al crocifisso che gli appare e gli dona la conformazione a se nelle stimmate. In molte preghiere sembra Gesù che prega si riscontra il rapporto col Padre che ha Gesù. È la preghiera di Gesù che sgorga dal cuore di Francesco.
2) Amore ai poveri: da subito il contatto con Dio nella preghiera si riversa nella tenerezza per i poveri, per qualsiasi tipo di povero. Francesco non riusciva a mandarne via uno a mani vuote. L’apice di questo amore è da riscontrarsi, a mio avviso, nella capacità di perdonare chi ha sbagliato. “Beati coloro che perdonano per il tuo amore” … chi ha sbagliato e ha bisogno di misericordia è il più povero dei poveri. Francesco ha una profonda compassione e tenerezza per loro come esprime nella lettera a un ministro: E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli (FF 235). Anche frate Elia nell’annunciare la morte di Francesco parla del suo perdono, è certo della sua comprensione verso le miserie di ogni suo frate: E siate ripieni di gioia perché, prima di partirsi da noi, come un altro Giacobbe, ha benedetto tutti i suoi figli ed ha perdonato a tutti qualsiasi colpa uno abbia commesso o pensato contro di lui. Anche in questo caso potremmo dire che Francesco più che essere un uomo che perdona è un uomo diventato perdono. I suoi occhi risplendono di Misericordia, chiunque lo incontrava, incontrava gli occhi misericordiosi di Gesù.
3) La povertà: l’incontro con Cristo povero e crocifisso e con il lebbroso coincisero con un profondo bisogno di spoliazione. La manifestazione più clamorosa della sua scelta di povertà fu alla presenza del vescovo di Assisi, ma tale atteggiamento crebbe di giorno in giorno in tutta la sua vita. Il motivo di questo continuo lasciare, donare è l’imitazione – sequela di Cristo. Francesco non voleva essere povero alla maniera dei catari o altri movimenti in polemica con la Chiesa, egli volle essere povero per somigliare a Gesù. Questo l’unico motivo, l’effetto poi fu una grande libertà interiore e una pace con tutti. La violenza, infatti, è generata dal possesso, dall’attaccamento alle cose: ricchezza = armi per difenderla. Pertanto, per essere un uomo di pace, volle togliere il motivo della contesa. Questo sia per i beni esteriori che per quelli più profondi ed interiori. Per esempio un uomo orgoglioso non sopporta alcuna critica, Francesco, al contrario, ringraziava chi lo rimproverava e gli faceva notare i suoi errori. Anche in questo aspetto si può dire che Francesco più che essere un uomo povero fu un uomo diventato povertà.

Questi aspetti della figura di Francesco e delle sue scelte di vita possono essere sintetizzate con l’espressione “Alter Christus” e le stimmate ne sono la prova esteriore. Ha vissuto fino alle estreme conseguenze la parola del salmo di oggi “nelle tue mani è la mia vita” … non ha tenuto nulla per sé: si è affidato, offerto completamente. È partito verso un viaggio senza ritorno nell’abisso del Cuore di Dio: il viaggio dell’abbandono. Francesco è stato uomo di preghiera, uomo del perdono e l’uomo della povertà perché ha vissuto la Parola della lettera ai Galati: “ non sono più io che vivo ma Cristo vive in me … “. Questa frase biblica riassume tutta la sua vita. La povertà, la penitenza, il perdono sono state la scelta del non vivere io … Cristo ha risposto con il suo Ma Io vivo in te … Questa frase consta di un NON e di un MA … Francesco ha vissuto il NON dell’io, Gesù ha risposto con il MA della sua in abitazione nel cuore di Francesco. Possa essere così anche per noi, l’arte di uno scultore si esprime nel togliere tutto il marmo in più, quel materiale che non serve e che “nasconde” l’opera in sé. Così sia anche per noi: che possiamo togliere ogni complicatezza dalla nostra vita, tutto ciò che ci preoccupa e non permette che seguiamo il Signore con purezza di mente e di cuore. Francesco ci prenda per mano e ci porti verso la somiglianza con Gesù unica meta del vivere cristiano. Frate Andrea

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