“Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?” Mc12,16

Martedì 5 giugno 2012

Immagine e l’iscrizione … e il codice a barre. Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio. Oramai  siamo soliti porre tutto in un livello economico. La valutazione di qualsiasi cosa è fatta su di uno standard basato sulla convenienza economica. La vita, la qualità della vita è sempre più fondata sull’economia, sul p.i.l., sullo spread, etc. etc. Se vai all’ospedale, nemmeno ti guardano in faccia; sei un numero o un codice a barre. Siccome tenerti in degenza costa troppo, ti mandano a casa. Sperando che vada tutto bene. Certo è però che se l’amministratore dell’azienda sanitaria fa risparmiare allo Stato un discreto budget, lui ci guadagna con un bel premio in denaro. Ma lo stato non siamo noi cittadini? C’è qualcosa che non torna! E non ho capito: non sarebbe più logico questo benedetto premio investirlo in risorse per il cittadino, tipo personale in più, e così garantendo uno lavoro a qualcuno, visto i tempi che corrono? Se poi vai, sempre all’ospedale, a trovare qualcuno, e per caso non ti ricordi il cognome esatto e non sai il numero della camera in cui si trova la persona che vorresti salutare e confortare, nessuno del personale ti può aiutare; non perché non lo vogliano fare, ma perché c’è la legge sulla privacy. E per finire … mi pare che l’uomo porta in se stesso stampata l’effige di Dio: a sua immagine lo creò; a immagine di Dio li creò: maschio e femmina li creò (Gen1,27). A voi le conclusioni. Ma mi sembra che prima di fare un bilancio sull’economia, uno Stato dovrebbe ricordarsi della dignità dei suoi cittadini.

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