Dedicazione della Dedicazione della Basilica Lateranense

9 novembre ’13

Francesco di Assisi che tra l’altro incontrò il Papa proprio in questa basilica, ci insegna un grande amore alle chiese. Sappiamo che più volte si incamminava, con scopa e altro, in direzione di quelle chiese che vedeva abbandonate e sporche per restituire ad esse dignità. Sappiamo anche come egli, andando a piedi di luogo in luogo, vedendo una chiesa in lontananza, si inginocchiasse per adorare Gesù Eucarestia conservato nei tabernacoli. Sappiamo anche, però, come Francesco e tanti altri santi, abbiano sottolineato la bellezza e lo stupore di scoprire Dio vivo nel nostro petto, nel nostro cuore, nella nostra vita. È una presenza che va custodita e difesa come ci narra il Vangelo di oggi. Dobbiamo permettere al Signore di cacciare dal tempio del nostro cuore tutto ciò che non è Lui, che è idolatria, adorazione di Baal come dice la scrittura, adorazione di altri dei e in qualche caso, del diavolo stesso. I “satanisti” non sono solo coloro che appartengono a qualche setta ma tutti coloro che servono il diavolo che in greco significa “divisore”. Tutti coloro che parlano male di qualcuno, che tolgono la stima della gente nei riguardi di qualche fratello, coloro che mettono divisione, zizzania anche se non appartengono a sette, anche se non esplicitamente vivono a servizio del divisore. Allora Gesù entri in noi come quel giorno nel tempio e cacci dal nostro cuore tutto ciò che distoglie la nostra vita da Lui, la nostra adorazione. Com’è bello scoprirlo vivo in noi … com’è dolce custodirlo in noi, incontrarlo in noi. Molti santi hanno parlato molto bene e profondamente di questa realtà, chiamata “in abitazione Trinitaria” in noi.
Un po’ si storia di questa festa. Quando l’imperatore romano Costantino si convertì alla religione cristiana, verso il 312, donò al papa Milziade il palazzo del Laterano, che egli aveva fatto costruire sul Celio per sua moglie Fausta. Verso il 320, vi aggiunse una chiesa, la chiesa del Laterano, la prima, per data e per dignità, di tutte le chiese d’Occidente. Essa è ritenuta madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe.
Consacrata dal papa Silvestro il 9 novembre 324, col nome di basilica del Santo Salvatore, essa fu la prima chiesa in assoluto ad essere pubblicamente consacrata. Nel corso del XII secolo, per via del suo battistero, che è il più antico di Roma, fu dedicata a san Giovanni Battista; donde la sua corrente denominazione di basilica di San Giovanni in Laterano. Per più di dieci secoli, i papi ebbero la loro residenza nelle sue vicinanze e fra le sue mura si tennero duecentocinquanta concili, di cui cinque ecumenici. Semidistrutta dagli incendi, dalle guerre e dall’abbandono, venne ricostruita sotto il pontificato di Benedetto XIII e venne di nuovo consacrata nel 1726.
Basilica e cattedrale di Roma, la prima di tutte le chiese del mondo, essa è il primo segno esteriore e sensibile della vittoria della fede cristiana sul paganesimo occidentale. Durante l’era delle persecuzioni, che si estende ai primi tre secoli della storia della Chiesa, ogni manifestazione di fede si rivelava pericolosa e perciò i cristiani non potevano celebrare il loro Dio apertamente. Per tutti i cristiani reduci dalle “catacombe”, la basilica del Laterano fu il luogo dove potevano finalmente adorare e celebrare pubblicamente Cristo Salvatore. Quell’edificio di pietre, costruito per onorare il Salvatore del mondo, era il simbolo della vittoria, fino ad allora nascosta, della testimonianza dei numerosi martiri. Segno tangibile del tempio spirituale che è il cuore del cristiano, esorta a rendere gloria a colui che si è fatto carne e che, morto e risorto, vive nell’eternità.
L’anniversario della sua dedicazione, celebrato originariamente solo a Roma, si commemora da tutte le comunità di rito romano. Questa festa deve far sì che si rinnovi in noi l’amore e l’attaccamento a Cristo e alla sua Chiesa. Il mistero di Cristo, venuto “non per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” (Gv 12,47), deve infiammare i nostri cuori, e la testimonianza delle nostre vite dedicate completamente al servizio del Signore e dei nostri fratelli potrà ricordare al mondo la forza dell’amore di Dio, meglio di quanto lo possa fare un edificio in pietra. Frate Andrea.

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