“Lasciatevi riconciliare con Dio” 2Cor5,20

Giorno straordinario

Giorno straordinario

Siamo abituati a considerare la Quaresima solo come un tempo penitenziale. Ciò è riduttivo; esso è solo uno dei suoi vari aspetti. La penitenza ha senso solo se è corrisposta da un atteggiamento interiore di conversione profonda e sincera del cuore. La Chiesa, e dunque anche i cristiani, da sempre hanno concepito la Quaresima come un tempo di ascolto più frequente della Parola di Dio, di più intensa preghiera a cui corrisponde un atteggiamento interiore di raccoglimento, e che trova espressione nelle forme esterne di digiuno e astinenza. Tutto ciò ha lo scopo di favorire l’incontro con il Signore. E’ un tempo sacramentale fortissimo, che si rifà al simbolismo dei quaranta giorni passati da Gesù nel deserto. Il numero quaranta è concepito come la distanza temporale che separa l’uomo dall’incontro con Dio: gli anni passati dal popolo d’Israele nel deserto una volta liberato dalla schiavitù  prima di giungere alla terra promessa; ma anche 40 giorni e quaranta notti di cammino nel deserto di Elia prima di giungere al monte Oreb, luogo dove avverrà il magnifico incontro con Dio. Non va però dimenticato l’aspetto battesimale della Quaresima. Perché è nella Pasqua di Gesù che si compie il grande esodo, il passaggio dalla morte alla vita in Dio che qualifica l’esistenza cristiana. Tempo di assiduo ascolto della parola di Dio, una Parola che deve trovare spazio nel cuore dell’uomo, per poi risvegliarne la fede, riproponendo il mistero pasquale e il dialogo con Dio come frutto della preghiera. Nella prima lettura (Gioele 2,12-18) il profeta annuncia ciò che ha sentito per bocca del Signore. Come risuona fortemente quel “ritornate a me con tutto il cuore”. Il popolo è stato infedele; si è allontanato da JHWH. E ne paga le conseguenze; c’è una forte siccità e quel che è peggiore, si è abbattuta una piaga tremenda per la Palestina: le cavallette. E’ un disastro. Bisogna capire però la concezione biblica delle piaghe. Non è Dio che punisce l’uomo. No assolutamente. Il problema è che quando l’uomo si allontana da Dio, e non ha più la parola di Dio nel proprio cuore, ritorna a una specie di caos primordiale; la natura ne risente, diventa incontrollabile; torna indietro. In questo senso, l’uomo ha un potere enorme per la Bibbia. E’ la custodia del creato, il rispetto per esso. Se  l’uomosi allontana da Dio, allora sperimenta la fragilità della propria esistenza, la precarietà. Sperimenta di essere polvere, cenere. Il libro del profeta Isaia intuisce in un modo straordinario questo sperimentare la polvere: l’esperienza della fragilità fa infatti prendere consapevolezza della propria miseria … polvere. Ma ecco l’inaspettato: il ritorno a Dio è inteso come il ritornare nelle mani del Creatore, e, cosa straordinaria, Dio ricrea l’uomo: “Ma Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci ta forma, tutti noi siamo opera delle tue mani.” (Is64,8). “Facci ritornare e noi ritorneremo” (Ger31,18). Ecco il senso profondo della Quaresima: un cammino di ritorno a Dio, concepito come una conversione del cuore, dove la parola di Dio ritorna al centro del cuore dell’uomo e opera una trasformazione. Il pentimento diventa un percorso che è un vero e proprio atto creativo di Dio. Le parole del salmo 50: “Crea in me o Dio un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo”. C’è di più “Rendimi la gioia della tua salvezza”; sì perché nel ritorno l’uomo scopre la vera gioia nel proprio cuore che gli deriva solo dalla presenza di Dio. Una gioia che si trasforma in lode: “Signore apri le mie labbra e la mai bocca proclami la tua lode”. Il ritorno inizia nel momento in cui il cuore dell’uomo si converte: “laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso” (Gl2,13). Il Vangelo ci indica la strada per giungere al cuore: è la via dell’interiorità. Non cercare l’ammirazione degli uomini. L’elemosina che avviene nel segreto; la preghiera nel silenzio, nascosta dagli occhi della gente ma sotto lo sguardo di Dio. Infine il digiuno; quei digiuni invisibili fatti di piccole cose: la lingua, la televisione, il telefono, internet, e tutti quegli eccessi che impediscono la nostra libertà. Tutto deve avvenire nel segreto, così da “smettere di adorare se stessi” (FF1403). Fatto straordinario è lo sguardo del Padre che vede nel segreto. E proprio in questo sguardo che Dio ricompensa l’uomo: gli dona la sua grazia, e ne trasforma il cuore. Con questo sguardo che si posa sull’uomo, Dio lo ricrea. Il cammino avrà il suo culmine nell’incontro definitivo, il giorno di Pasqua, sul monte del Signore, con Gesù Risorto. Giorno straordinario. Si comprendono allora le parole di san Paolo: “Lasciatevi riconciliare con Dio, …, ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza” (2Cor5,20; 6,2). Buon cammino.

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