L’anno che verrà!

di fra’Marco Bernardi

Il 2013 è terminato; l’alba di un nuovo anno, il 2014, si è appena affacciata nella nostra vita. Il duemilatredici è stato un anno difficile per tutti e per tanti motivi, non solo per la crisi economica che perdura nel nostro paese.

Sui suoi passi ...

Sui suoi passi …

Un anno che, però, ha dato anche segni di speranza; basti pensare agli eventi di cui è stata protagonista la Chiesa, primo fra tutti l’elezione di papa Francesco. Per noi del servizio della Pastorale Giovanile Vocazionale (PGV), nonostante le difficoltà incontrate, è stato certamente un anno intenso. Sentiamo il bisogno di ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuto in qualche modo, non solo economicamente, ma anche con la semplicità di un sorriso o una parola d’incoraggiamento. Un grazie anche a chi si è prodigato per la diffusione di queste brevi pagine che non hanno alcuna pretesa se non quella di annunciare il Vangelo. Un ringraziamento va in modo particolare a due volontarie speciali: Anna e Antonella, sempre presenti e disponibili nonostante tutto. Il nostro impegno è diretto soprattutto verso i giovani. Preferisco non usare la parola educazione, perché è una parola che non piace molto alle nuove generazioni e non solo. Sarebbe però la parola più appropriata poiché non è possibile crescere e diventare adulti (veri!) se non ci si educa alla vita. Non si genera alla vita se prima non siamo stati a nostra volta generati. Non mi riferisco alla vita biologica. Credo di potermi rivolgere serenamente a tutti i giovani, soprattutto a quelli che mi conoscono: sanno, infatti, che faccio il tifo per loro! Sono sempre più convinto, che i giovani, consapevoli o meno che siano, sono portatori della speranza, nonostante il più delle volte, cerchino di nascondere o di camuffare quanto c’è di buono in loro. Il futuro, con le sue angosce e le sue insicurezze, li spaventa; ma è alla loro portata, poiché non sono soli. Hanno bisogno di qualcuno che creda in loro; questo qualcuno è sicuramente Dio (oltre al sottoscritto). La nostra società ha stravolto completamente la vita d’intere generazioni, facendole piombare in un’insana inquietudine derivante dallo smarrimento e dalla confusione. Adulti che spesso si comportano come gli adolescenti che dovrebbero educare, incapaci di assumersi le proprie responsabilità. Com’è possibile che i giovani possano educarsi alla vita se chi dovrebbe dare loro il buono esempio si comporta esattamente come un’adolescente capriccioso e volubile, con l’aggravante di avere almeno trent’anni in più? É dunque a voi, giovani, che vorrei rivolgermi. Vorrei innanzi tutto invitarvi a non avere timore del futuro; sì, non abbiate paura! Sono stato adolescente anch’io, con tutte le contraddizioni che quest’età porta con sé. Non l’ho dimenticato. Conosco le vostre paure, le vostre ferite e perfino i vostri piccoli e grandi drammi. Come conosco le vostre solitudini, perché anch’io ho dovuto fare i conti con la mia. Sì: ho dovuto attraversare i deserti del mio cuore, e affrontare la paura dell’esame più difficile dell’esistenza di un uomo: la vita stessa. Affrontare la difficoltà di scegliere una strada, chiedendomi ogni volta se sarebbe stata quella giusta, soprattutto quando siamo di fronte ad un bivio, di cui spesso ignoriamo entrambe le mete. La paura! La paura di sbagliare, di sentirsi sempre inadeguati o fuori posto. E poi le domande che sono dentro di noi, che ci portiamo per tutta la vita, a partire da quella fatidica: chi sono io? Domande che non ci abbandonano mai, come un cagnolino fedele che tutte le mattine è li che ti aspetta scodinzolando. Domande che si possono ignorare, esorcizzare con tutti i ritrovati che questa società ha saputo tirare fuori: alcool, droga, sesso, fumo e gioco d’azzardo. Cinque piaghe di fronte alle quale la società rimane volutamente in silenzio o sdrammatizza come fosse la normalità, anche quando famiglie intere si rovinano. Dietro a tutto questo c’è sempre, ovviamente, un interesse economico. Tutto oggi è calcolato sulla base del denaro. Se vai in ospedale, sei solo un codice a barre. Perfino la vita degli animali sembra valere più di quella di un essere umano. Il Vangelo ci ricorda che un uomo vale molto di più: agli occhi di Dio la vita umana è sacra, straordinariamente sacra! Non dobbiamo avere paura della vita. I deserti si attraversano e i fiumi si guadano. La vita con le sue contraddizioni ci sembra impossibile da affrontare. Eppure proprio i più piccoli con la loro semplicità ci insegnano a viverla. All’inizio di settembre ho avuto modo di partecipare ad un campo con i ragazzi della nostra parrocchia della SS. Trinità di Livorno. Tra le varie riflessioni mi ha colpito quanto ha scritto Valentina: “Ho imparato che dopo una discesa c’è sempre una salita e, anche se la salita a volte è faticosa, bisogna comunque provarci. E non scoraggiarsi mai, perché nella vita ci sono tanti alti e bassi. E nei momenti difficili vai giù. Giù dove c’è buio; ma poi se affronti i problemi ritorni su, su dove c’è la luce, il verde, i colori, la natura. Ho imparato anche che il silenzio è importante nella vita. Mi hai insegnato tante cose e tante altre m’insegnerai. Grazie Signore, grazie di tutto; grazie di esserci”. La vita è anche una conquista, non solo un’opportunità. A scuola ci insegnano molte cose: da come funziona la vita biologica, alla tecnica, e così via. Ma nessuno ci insegna a vivere. Vengono fornite una marea di informazioni, a volte purtroppo veicolate; che però poi non sappiamo rielaborare. Soprattutto non le sappiamo rielaborare alla luce della nostra interiorità e della nostra personalità. C’è sempre la tentazione – a volte una vera e propria manipolazione – di omologare coloro che ci stanno di fronte secondo la nostra mentalità. Per questo motivo vorrei invitare i giovani a coltivare i propri desideri, le proprie passioni, soprattutto a non averne paura. Non desideri qualsiasi, ma quelli autentici, contraddistinti dalla gioia e dalla durata. Desideri che non siano manipolabili e tanto meno programmabili in anticipo in quanto, quelli veri non lo sono. I desideri veri ci trascendono, ci superano, ci fanno varcare i limitati confini del presente aprendoci al futuro poiché essi, quando sono veri, provengono da Dio. Un peccato grande che possiamo commettere è quello di spegnere questi desideri nelle nuove generazioni in nome dei sottili ragionamenti che gli adulti sanno apportare. Come se tutta la realtà fosse quantificabile solo grazie alla ragione. Mi piace in tal senso una critica del “famigerato” Nietzsche: “Tuttavia un mondo essenzialmente meccanico sarebbe un mondo essenzialmente privo di senso! Ammesso che si potesse misurare il valore di una musica da quanto di essa può essere computato, calcolato, tradotto in formula – come sarebbe assurda una tale «scientifica» misurazione della musica! Che cosa di essa avremmo mai colto, compreso, conosciuto? Niente, proprio un bel niente di ciò che propriamente in essa è musica![1]. I desideri sono segni che Dio ci dona. Nella fatica della vita, essi sono come dei fari che ci fanno intravvedere un cammino. Ricordo che all’età di dodici anni avevo già deciso cosa fare nella mia vita: volevo diventare un pilota di aeroplani. Ancora oggi mi sorprendo di come io abbia fatto a credere a quel sogno che sin da bambino ho coltivato. Dove ho trovato la forza, il coraggio per superare tante difficoltà, tante paure? C’è però un episodio di allora che ho capito solo qualche anno fa, e mi aperto gli occhi sul fatto che Dio ci aspetta proprio sulla soglia dei nostri desideri. Ricordo, infatti, che poco prima di lasciare casa – era il 1982 e non esistevano ne i telefoni cellulari ne internet – un pilota militare mi regalo una poesia intitolata “Volo in quota”:

Sono fuggito dall’ineguale superficie della terra

e ho danzato per i cieli sulle ali ridenti, inargentate, sono salito contro il sole,

ho raggiunto la cascata gioiosa delle nuvole intrecciate di luce.

Ho fatto centinaia di cose che voi non vi siete mai sognati di fare,

virando, raddrizzandomi, vagando per le alte quote silenziose, illuminate dal sole.

Volando lassù, ho sentito il vento che acclamava il mio passaggio

e ho lanciato il mio velivolo ardente attraverso imponderabili castelli di aria.

Su, e ancora su nel vasto, delirante, abbagliante azzurro,

fino a superare il vento, fino a lambire le grandi altezze con grazia delicate,

quelle dove giammai né l’allodola né l’aquila hanno mai volato.

E mentre la mente, in silenziosa ascesa, superava l’alto, inviolato santuario dello spazio,

levai in alto la mano e sentii il volto di Dio.[2]

 

A queste ultime parole, che allora non ero in grado di comprendere, il mio cuore si riempì di un’immensa gioia! Lo ricordo come fosse accaduto ieri. Io, ovviamente, pensavo solo agli aeroplani; ma quella gioia che mi sorprese non l’ho più dimenticata. Il mio sogno si è realizzato, non secondo le mie aspettative, ma ben oltre e mi ha permesso di realizzare la  mia vita in un modo straordinariamente diverso. Quella frase: levai in alto la mano e sentii il volto di Dio, si è realizzata con la mia vocazione religiosa e sacerdotale. Il Signore mi aspettava sulla soglia del mio desiderio. Il desiderio di essere pilota esprimeva la mia voglia sì di volare in alto, ma soprattutto della ricerca di tutta una vita: la ricerca di un volto che desse senso alla mia vita e che… riempisse il vuoto del mio cuore. E Dio mi ha sorpreso. Nella mia storia rivedo quella di un altro giovane, vissuto ottocento anni fa, nonostante l’abisso di santità che ci separa: Francesco d’Assisi. Lui voleva essere un cavaliere; io uno del cielo. Dio ha creduto e ha preso sul serio i nostri sogni. E li ha realizzati a modo suo. In questo tempo di grande angoscia, disorientamento, dove le identità rischiano di smarrirsi in un appiattimento omologante, i desideri e i sogni sono degli splendidi segnali luminosi che il Signore ci dona per realizzare la nostra vita insieme con noi. Dio ci sorprenderà! Ad una lettura più profonda, quello che noi davvero vogliamo, scopriremo essere anche ciò che Dio vuole; solamente che noi non lo sappiamo, o forse non ci crediamo. Se siamo disposti ad aprirci alla sua volontà, tutto diventa possibile. Perché in fondo è proprio vero ciò che diceva san Giovanni Bosco: “Io e Dio siamo la maggioranza!”. Tutto è possibile a chi crede. Buon Anno!



[1] F.Nietzsche, Die fröhliche Wissenschaft, in Nietzsche Werke, AA.VV., Berlin-New York, 1969, tr. it. di FRANCESCA RICCI, La gaia scienza, in Opere 1882/1895, Grandi Tascabili Economici NEWTON, 1993, p. 199.

[2] St. pil. John G. Magee jr., C.A.F., Volo in quota, titolo orig. High Flight.

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