La preghiera respiro per l’uomo

Abbazia di Sant'Antimo

Abbazia di Sant’Antimo

Signore insegnaci a pregare…” con queste parole l’evangelista Luca in una straordinaria pennellata ritrae lo stupore dei discepoli nel guardare – contemplare – Gesù in preghiera rivolto al Padre (Lc11,19). Di san Francesco si racconta che non fosse tanto un uomo che pregava ma piuttosto un uomo tutto trasformato in preghiera vivente (2Cel95, FF682). Nasce spontanea una domanda: che cos’è la preghiera? Mi piace il titolo di un libro del cardinale Martini: Qualcosa di così personale[1]. Sono davvero molte le risposte che si possono dare, ma credo che una delle più vere sia la preghiera come respiro dell’anima. Le nostre Costituzioni Cappuccine così, in effetti, ne parlano: “La preghiera a Dio, come respirazione (respiratio) di amore, nasce dalla mozione dello Spirito Santo, per cui l’uomo interiore si pone in ascolto della voce di Dio che parla al cuore” (n. 45,1). Come l’aria è vitale per la vita biologica dell’uomo, allo stesso modo lo è la preghiera per la sua vita spirituale. Il termine spirituale ha dato spesso luogo a confusione ed equivoci; la parola spirito ha la stessa radice di spirare e indica il principio della vita attraverso il quale l’animale respira[2]. Lo spirituale è stato immaginato come qualcosa d’immateriale, radicalmente differente dal corpo, addirittura in netto contrasto con tutto ciò che è materiale. Da questo equivoco (è sufficiente pensare alle differenze tra antropologia biblica e quella greca) sono nati fraintendimenti su ciò che si chiama spirituale. In senso cristiano per vita spirituale intendiamo la totalità dell’uomo: essa “abbraccia pensieri, affetti, fisicità; non c’è un evento della vita quotidiana anche insignificante che sia escluso, non toccato dalla vita dello spirito” [3]. L’uomo nella sua totalità diviene dimora, tempio dello Spirito Santo, proprio perché “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori” (Rm5,5). La conseguenza di questo dono è che la vita spirituale può essere concepita solo a partire dal primato e dal ruolo fondamentale dello Spirito Santo che diviene così nell’uomo una realtà totalizzante ed unificatrice. Pregare allora vuol dire “sicuramente riservare pause di concentrazione e scegliere di destinare spazi del nostro tempo all’ascolto interiore, cuore a cuore con l’Incontro. Ma significa anche rimanere in una disposizione d’animo in cui la vita intera viene coinvolta poco a poco dai misteri che contempla”[4]. La preghiera diviene così una relazione vitale in cui l’uomo, nella sua totalità, entra in contatto con Dio in un “dialogo personale, intimo e profondo. Essa esprime quindi la comunione delle creature redente con la vita intima delle Persone trinitarie. In questa comunione, che si fonda sul battesimo e sull’eucaristia, fonte e culmine della vita della chiesa, è implicato un atteggiamento di conversione, un esodo dall’io verso il tu di Dio”[5]. L’uomo in questo dialogo si scopre dunque in relazione con un Tu che lo sovrasta enormemente, ma che mai lo annienta; e non solo l’uomo scopre Dio, ma riscopre addirittura se stesso, come creatura redenta e meravigliosa (cfr. il Salmo 139). La preghiera è una parte essenziale della vita dell’uomo; niente può essere lasciato fuori o in disparte. Tutto l’uomo ne è coinvolto. Un’antica massima così affermava una grande verità: si vive come si prega, e si prega come si vive. Termino con un immagine “poetica”, con tutti i suoi limiti; ma alla poesia si concede l’imperfezione per non definire (che è compito della teologia) ma rimandare al mistero. Il vento all’improvviso: fermati ad ascoltare il rumore del vento,/ gli alberi muoversi,/ un raggio di sole sul tuo viso,/ il cielo azzurro. E se il vento all’improvviso trattenesse il suo respiro/ scopriresti che ogni palpito del tuo cuore è una preghiera. Scopriresti che cosa sia l’Eucaristia dentro di te: l’ultimo spasimo di un cuore che si apre per un ultima infinita goccia d’amore. Pace e bene.


[1] C. M. Martini, Qualcosa di così personale, Mondadori, 2009.

[2] T. Spidlík, Manuale di spiritualità, Piemme,2005, pp.11-13.

[3] M. I. Rupnik, Nel fuoco del roveto ardente, Lipa, Roma, 2006, p.30.

[4] P. Ferrière e I. Meeûs-Michiels, Meditiamo 15 giorni con Etty Hillesun, San Paolo, Milano, 2006, p.15.

[5] Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della meditazione cristiana (Orationis Formas), Città del Vaticano,1989, n.3.

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