Il colore del grano

Il colore del grano; Borgo S.Lorenzo

Il colore del grano; Borgo S.Lorenzo

Essere diacono è una grazia particolare; ne ho avuto conferma Giovedì 3 Settembre, quando ho proclamato il Vangelo durante la Messa all’interno della Porziuncola.

Il Vangelo in questione è la pesca miracolosa e la chiamata di Pietro; Quando ho letto a voce alte queste parole di Gesù: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”, il mio cuore ha avuto un fremito; ho tremato. Quelle parole erano per me. Gesù le stava dicendo a me, e non più a Pietro. In quel momento ho realizzato che il 17 Ottobre di quest’anno la mia vita sarebbe cambiata del tutto, definitivamente. Non posso sapere ora che cosa voglia dire essere sacerdoti. Gli anni di teologia, certamente ti danno un idea più o meno approssimativa, ma credo non lo si possa nemmeno lontanamente immaginare. Si è al servizio di Dio e degli uomini. In questo momento non riesco a pensarci.

Sono passati undici anni da quando decisi di entrare in convento. Undici anni non sono pochi, non sono molti.

Ho dovuto imparare molte cose, e molte altre ne dovrò imparare ancora. Ultimamente da diacono mi capita qualche volta di incantarmi durante la messa a pensare che tra poco lo dovrò fare io! e allora: ne sarò capace?

Sento però sempre risuonare nel mio cuore le parole di Gesù: “fate questo in memoria di me”. Capisco che la mia vita deve conformarsi a quella di Cristo; deve sempre più rassomigliargli. Deve essa stessa, con la grazia di Dio diventare un rendimento di Grazie al Padre. Essere pane che si spezza per gli altri; pane che si lascia mangiare. Ma prima di tutto devo scomparire per fare spazio a Lui, Gesù. Il mio “io” deve morire. Diventare trasparenza di Cristo.

Come l’acqua; se l’acqua è pulita, puoi vedere le profondità degli abissi, gli abissi dell’amore di Dio. Non è un compito facile. Ma ormai l’ho imparato. Nulla è impossibile a Dio!

Rileggendo i miei appunti di qualche anno fa, ho trovato delle righe che vi riporto qui di seguito; le ho scritte dopo una passeggiata tra i campi di grano, in compagnia di un amico. E mentre osservavo i campi non ancora maturi,mi venne in mente una frase del “Il piccolo principe” di Saint-Exupéry. “Ma tu che cosa ci Guadagni?” “Il colore del grano”. Capii immediatamente.

Ho sentito il vento accarezzare il grano, mentre camminavamo.

Ho visto il verde. Il verde dei campi di grano non ancora maturi.

E poi ho visto il vento mentre passava e accarezzava i nostri cuori

Ora lo so che colore è il verde.

Ora lo so che colore ha il grano in questa stagione.

Lo so perchè eravamo li. Tu ed io. E poi Dio.

Allora, anche tu, ora lo riconoscerai: quando il grano è maturo.

Perché ricorderai il colore del grano.

E saprai che ne valeva la pena. Si, ne valeva davvero la pena farsi

accompagnare alle soglie di questo mistero,

saprai anche che da solo non avresti mai potuto farlo.

Ma per ma è giunta l’ora di prendere la spiga d’oro.

Il mio tempo si è fatto maturo. C’è un pane che mi aspetta,

che aspetta di essere spezzato da me.

Ma solo se spezzo la mia vita. Perché e il mio chicco di grano che manca.

E lo dono anche per te.

Ma tu in quel giorno lo saprai: lo abbiamo spezzato, spezzato insieme.

Perché abbiamo visto il colore del grano quando il vento lo accarezza.

Eucaristia.

Fra’Marco M.

San Casciano, lì 7 Settembre’09


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