Esiste ancora la vita spirituale?

Vita spirituale

Vita spirituale

Il titolo è un po’ provocatorio, lo ammetto. La domanda però non è per nulla provocatoria né tanto meno scontata. Provo a riformularla in maniera diversa: Ha ancora senso oggi, nella nostra società, parlare di vita spirituale? In una società in cui “ciò che conta è la velocità, non la durata[1] suonano quanto mai vere le parole di un grande mistico del secolo scorso, Thomas Merton: “C’è troppa passione, troppa violenza fisica nel mondo perché gli uomini riflettano a lungo sulla vita interiore e sul suo significato[2]. La vita spirituale è esattamente il contrario di quello che oggi la nostra società ci sta lentamente abituando a vivere: la gratificazione immediata, o chiamandola in un altro modo, il consumismo delle emozioni. Sì, perché la vita spirituale richiede fedeltà a una scelta iniziale che pretende di essere rinnovata ogni giorno; ma soprattutto impone di fare a meno del “sentire” come sintomo di benessere. Richiede soprattutto la capacità di attraversare un deserto, il deserto dell’anima per l’appunto, dove non c’è spazio per il fai da te, per l’individualismo e il sentimentalismo. La vita spirituale correttamente intesa, insomma, non permette di cambiare canale, quando il programma che stiamo guardando non ci piace più, non ci dice più niente, semplicemente perché il “telecomando” non lo abbiamo in mano noi. E’ nelle mani di un Altro con la “A” maiuscola. La domanda iniziale allora acquista una valenza di vitale importanza: se l’uomo di oggi vuole ancora vivere un’esperienza spirituale autentica e sana, è necessario che riveda alcuni suoi modi di vita e di affrontare la vita. Esiste un pericolo concreto per chi pensa che la vita spirituale riguardi solo una dimensione personale e individuale dell’uomo, o la ricerca di una pace interiore che significhi sostanzialmente assenza di relazioni, soprattutto di quelle che più ci scomodano. Purtroppo perfino molti cristiani hanno confuso la vita spirituale come una specie di rifugio da un mondo che si rivela sempre più ostile, o fuga da relazioni che sembrano incrinarsi sempre di più. La vita spirituale richiede innanzitutto la capacità di assumersi delle responsabilità davanti a Dio, alla Chiesa e ai fratelli. Esiste un’alternativa? Certamente! E’ stato chiamato, senza offesa per nessuno, il “proletariato dello spirito”[3], il “fai da te” dello spirito: ovvero si vanno a ricercare quelle spiritualità che non appartengono alla nostra tradizione, in cui posso fare da solo, decidere da solo, e soprattutto non devo rendere conto a nessuno, tranne che a me stesso. Una spiritualità che non mi costringe ad andare verso l’altro, e che si tratta dell’altro con la “a” minuscola sia dell’altro con la “A” maiuscola non fa alcuna differenza. Molti forse non se ne sono accorti, ma esiste un “consumismo” anche dello spirito, dove appunto, per dirla con un vecchio detto, l’erba del vicino è sempre più verde! Senza disprezzare ovviamente le grandi tradizioni filosofiche e religiose orientali, di cui bisogna avere un profondo rispetto, mi sembra però che molti cristiani, abbiano dimenticato che esiste una grande tradizione dello Spirito che non ha nulla da invidiare a nessuno. C’è solo un problema; chi gestisce la nostra vita nello spirito, non siamo noi: ma è appunto lo Spirito Santo. E’ Lui il protagonista principale. Lui ha in mano il “famoso” telecomando. Mi auguro di aver suscitato un po’ di curiosità per la vita interiore nello Spirito. Termino con queste bellissime parole di san Paolo agli Efesini (3,16-19): “Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”. Pace e bene, fra’Marco.


[1] Z Bauman, Vita liquida, Edizioni Laterza, 2005, p. XV.

[2] T. Merton, Semi di contemplazione, Garzanti, 1991, p.9.

[3] Z. Bauman, op. cit., p. XIV.

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