Buon Natale

Oh amore,

come sei arrivato fin qui?

Oh, embrione,

che perfino nel sonno ricordi

la tua posizione sulla croce.

Il sangue fiorisce puro

in te, rubino.

Il dolore, a cui ti svegli non ti appartiene.

Amore, amore…

Sei il bambinello nelle stalla.

(da “Nick and candlestyick” di Sylvia Plath)

 

Santo Natale. Gentile da Fabriano, adorazione dei magi

Santo Natale. Gentile da Fabriano, adorazione dei magi

“In questa poesia una madre allatta il suo bambino alla luce di una candela e trova in lui una bellezza che, anche se non terrà lontano il male del mondo , ne redime la parte che le tocca”.

 Queste bellissime parole di Sylvia Plath, mi permettono di sintetizzare molto brevemente ciò che vorrei diventasse lo scopo della nostra preghiera: riscoprire una presenza particolare ed significativa nella notte di Natale. Sono proprio i pastori che in quella notte, che non sembrava essere diversa da tutte le altre, ci rivelano e ci tramandano tutta la straordinarietà di questo evento. Una straordinarietà fatta di quotidianità, di semplicità, di perfetta normalità. Infatti tutto è condensato in una frase dell’angelo che appare loro: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc2,12). Questo bambino è incredibilmente il segno più straordinario della gloria di Dio, e il segno più semplice e fragile della vita umana. Dio entra nella storia umana nella maniera più naturale, e ci viene incontro con il volto di Gesù di Nazareth.

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