Cercava di vedere (Lc 19,1-10)

XXXI domenica T.O. – 30 ottobre ’16

img_7751“Cercava di vedere Gesù”. Possiamo immaginare che Zaccheo avesse sentito molto parlare di Gesù, senza mai averlo incontrato di persona. In lui un desiderio: incontrare quest’uomo misterioso. Tra lui e Gesù si frappone una folla anonima che impedisce a Zaccheo di vederlo. Non è la prima volta che nei Vangeli la folla anonima si frappone tra Gesù e chi cerca di avvicinarlo. Penso a quante volte questo accade anche nella nostra vita. La folla anonima è pericolosa; si muove come una massa informe, capace non di trascinare, ma anche di travolgere inaspettatamente anche chi sarebbe voluto andare controcorrente. A volte ha la capacità di trasformarsi, ma sarebbe meglio dire camuffarsi in una specie di una mentalità fatta di pregiudizi alimentati da luoghi comuni per sentito dire ma mai verificati attentamente. Una folla anonima che scoraggia quanti abbiano un minimo di desiderio di incontrare il Signore. Questa massa però non è stata capace di scoraggiare un uomo come Zaccheo. Colpisce, infatti, la sua intraprendenza, e la sua abilità nell’ingegnarsi per poter vedere chi lo sta cercando da molto tempo. Zaccheo non si lascia vivere, e tanto meno inchiodare dai suoi peccati; reagisce. Soprattutto si mette in gioco una volta accolto il Signore nella sua vita. Il pentimento che lo anima lo rende capace di aprirsi al prossimo, di vedere le necessità di chi ha meno di lui e di ripagare quanti sono stati frodati dal suo comportamento. Egli cerca un riscatto morale anche sul piano sociale per dimostrare che la salvezza l’ha raggiunto.

Due le riflessioni per noi. La prima sulla nostra capacità di ingegnarci per raggiungere il Signore; ci lasciamo trascinare dalla massa anonima (vedi Halloween, per esempio) o sappiamo muoverci incontro al Signore nonostante le difficoltà, e superando le barriere (interiori) dei pregiudizi che dei suddetti luoghi comuni continuamente ci frappongono? La seconda sul nostro modo di agire; raggiunti dalla grazia, ci adoperiamo per una garantire un’autentica testimonianza di conversione?

GMG KRAKOW 2016

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GMG Krakow 2016

28 luglio ’16

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GMG Krakow 2016

27 luglio ’16

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Częstochowa … Sotto il segno di Maria

Venerdì 22 luglio ’16

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GMG Cracovia 2016

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XVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

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Credere…

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Nessuno conosce il Figlio se non il Padre (Mt 11,25-27)

20160712_192030 copiaMercoledì 13 luglio ’16 – XV sett. T.O.

Quale grande atto di fede è la vita. Vivere affidandosi al secondo o al minuto successivo: quanta fede richiede. Affidarsi a un qual si voglia dio, ne richiede ancora di più. Affidarsi a un Dio che è Padre, è tenerezza.  In questo caso la fede diviene un abbandonarsi a questa tenerezza. Fidandosi della carezza che ti è donata in un preciso istante della tua vita, trattenendo il respiro fino alla prossima. In questo la fede è anche attesa dell’istante successivo. Essere uomini e donne di fede é allora imparare ad accogliere la mano tenera di questo Dio che è padre. Vincere la paura della vita è possibile solo in virtù di questa tenerezza.  Mi rendo conto di essere un uomo fortunato in questo, perché ho incontrato Gesù, il Figlio di questo Padre.

Conoscere Dio è un dono di Dio stesso. “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”. Si può conoscere solo per mezzo del Figlio perché è il Figlio, il rivelatore del Padre, l’autore della vita. Ciò che il Figlio vuole rivelare è il grande amore, la tenerezza del Padre per ogni uomo. Si comprende bene a questo punto, l’esplosione di gioia del Figlio; perché per il Figlio non c’è gioia più grande del Padre stesso; far conoscere chi si ama e colui dal quale si è amati. Se dunque vogliamo veramente conoscere Dio, dobbiamo entrare in relazione con il Figlio il quale afferma: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita” (Mt11,28-29).

Il mezzo per entrare in relazione con il Figlio è la sua parola; la parola di questo Figlio, come mezzo di ritorno al Padre. Diventare figli nel Figlio, è prima di tutto essere uditori della parola di Gesù, la Parola vivente del Padre. Buona giornata, fra Marco.

XV Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

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