XII Domenica del T.O. – Anno C

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Padre notro

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Padre… (Mt 6,7-15)

Giovedì 16 giugno ’16 – XI sett. T.O.

Pregare…. A volte, nella vita ti sembra ti sembra di non aver avanzato se non pochi centimetri. Centimetri faticosamente conquistati, combattuti. Ti sembra di essere come un uomo che avanza nel fango (così magistralmente descritto San Francesco d’Assisi nella Perfetta letizia); ogni passo che compie, diventa sempre più pesante perché questo fango sempre tenta di tenerti il più possibile attaccato alla terra. E avanzi faticosamente. Ma l’importante è avanzare. Andare avanti. Resistere. Ripenso alle parole del defunto Cardinal Martini: “L‘angoscia nasce delle insicurezze o dai dubbi rovesciati sulle cose che sembravano più solide e dalla fatica a trovare nel proprio bagaglio risposte rassicuranti … E’ la paura di dover affrontare un futuro incerto, rimanendo privi di quel poco di terreno solido che si pensava di aver conquistato. La fede è un affidarsi a Dio che vince l’angoscia: non è un bagaglio di nozioni che esige un faticoso indottrinamento, è il bene più grande e liberante per l’uomo” ( C. M. Martini, Qualcosa in cui credere, Piemme).
In questa angoscia destabilizzante, si inserisce perfettamente la preghiera del Padre nostro. Una preghiera che insegna davvero a relazionarci con Dio. Essa esprime, infatti, il profondo legame tra vita, preghiera, e verità. La sottolineatura di Gesù sul fatto di non sprecare parole come i pagani, indica che la preghiera anzitutto debba esprimere la fiducia che ci deve essere nei confronti di Dio. Egli non ha bisogno di essere informato sui fatti, fosse anche solo per convincerlo ad agire. Egli vede e sente tutte le miserie del suo popolo (per es. Es 3,7-8). È un Dio che, proprio perché è padre, conosce ciò di cui abbiamo bisogno. Quell’avanzare faticoso allora è accompagnato, scandito e ritmato dalla parola più pericolosa che l’essere umano possa pronunciare: Padre! Parola micidiale. Padre della vita; Padre nostro. Padre. E ti ricentra, ti rimette in gioco. Ti assiste. Soprattutto ti dà forza. E basterebbe fermarsi qui per non smarrirsi nelle angosce del proprio cuore. Pronunciando con forza, rabbia, sospiri e quanto altro possiamo avere dentro di noi, questa fatidica parola: Padre. Non ha fatto così anche Gesù nel momento più buio della sua vita terrena? L’eco di questa parola non risuona forse ancora per tutta la terra ogni qualvolta l’uomo grida? E non importa se gridi con rabbia o con amore. L’importante è dire ancora: Padre. Buona preghiera, fra Marco.

Non suonare la tromba! (Mt 6,1-6.16-18)

Mercoledì 15 giugno ’16 – XI sett. T.O.

Maschere. Il Vangelo di oggi ci costringe a rivedere la nostra vita proprio in quegli atteggiamenti che noi possiamo intendere come spirituali o ascetici. Esiste un’apparenza camuffata da spiritualità che si nasconde dietro determinati comportamenti. Quasi fosse un ritornello, le parole di Gesù mettono in guardia da un grande pericolo: l’apparire agli altri. “Non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro … per essere lodati dalla gente … per essere visti dalla gente … per far vedere agli altri che digiunano …”.

Mettiamo maschere per necessità di raccattare approvazioni, consensi; maschere per sentirci importanti o migliori. Maschere che ci danno potere o ci danno l’illusione di essere onnipotenti. Maschere attraverso le quali noi evadiamo dalla verità di noi stessi. Ce le abbiamo tutti, piccole o grandi che siano!

San Francesco ci ricorda che è beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più (Ammonizioni, XX).

Sì! È proprio vero: un uomo vale quanto vale di fronte a Dio. L’invito di Gesù è proprio quello di metterci dinanzi al Padre che è nei cieli e imparare a relazionarci con lui attraverso l’intimità del segreto dei nostri cuori. É la strada della libertà e della verità. Saremo veramente noi stessi quando avremo il coraggio di far cadere, una per una, tutte le nostre maschere! Allora il Padre che vede nel segreto ci ricompenserà proprio con la sua presenza. Buona giornata, Fra Marco.

XI Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

Domenica 12 Giugno ’16

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Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Mt 10,

Sabato 11 giugno ’16 – X sett. T.O.

Molti si ricorderanno una vecchia canzone di Baglioni che faceva più o meno così: strada facendo vedrai che non sei più da solo / strada facendo troverai / un gancio in mezzo al cielo / e sentirai la strada / far battere il tuo cuore / vedrai più amore, vedrai … Qualcuno a questo punto si potrebbe chiedere cosa c’entra questa canzone con il Vangelo di oggi? Il Signore manda i suoi discepoli con povertà di mezzi, senza sicurezze, affidandosi esclusivamente alla provvidenza di Dio. Anzi, prevedendo anche un rifiuto esplicito da parte di qualcuno. Questo potrebbe (e qui la canzone calza a pennello), in alcuni momenti, generare nei discepoli uno sconforto, un senso di solitudine nonché di fallimento. E allora strada facendo all’improvviso “quel gancio” dal cielo raggiungerà ogni discepolo guidandolo per sentieri sconosciuti, per strade che all’improvviso si aprano in mezzo a deserti sconfinati. E in quel momento il discepolo scoprirà  che Dio non lo ha mai abbandonato; Egli, Dio, ci insegna la strada giusta prendendoci per mano, e commuovendosi come un fa padre ad ogni minuscolo passo del suo piccolo.
La missione del discepolo ha queste due caratteristiche principali: la gratuità e la provvidenza ricevuta. Mantenendosi dentro questi due parametri, il discepolo di tutti i tempi, riuscirà a non deviare dalla strada che il Maestro gli ha indicato. La sua unica preoccupazione così sarà solamente l’annuncio del Vangelo e del Regno di Dio. Sarà libero di muoversi velocemente, confidando solamente in ciò che Dio metterà sulla sua strada. Unica preoccupazione, destinazione paradiso (per rimanere in tema di canzoni). E allora … strada facendo vedrai che non sei più da solo / strada facendo troverai / un gancio in mezzo al cielo / e sentirai la strada / far battere il tuo cuore / vedrai più amore, vedrai … la,la la la….. pace e bene! Have a nice day. Fra Marco.

Una brezza leggera

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Una brezza leggera (1Re 19,9.11-16)

DSC_0141Venerdì 10 giugno ’16 – X sett. T.O.

Ed ecco che il Signore passò…”. Quando passa se non stai attento, non te ne accorgi. Non attira la tua attenzione; non fa chiasso o chissà quali effetti speciali. No, rimane nel silenzio. Tutto questo per noi abituati al frastuono moderno è un problema. Sì, perché il silenzio è come un torrente millenario: il silenzio scava dentro di noi come l’acqua scorre in esso. Solo nella pazienza del tempo che ne vedi gli effetti. É necessaria la capacità di rimanere nel tempo, quando tutto si affloscia dentro di noi; emozioni, sentimenti, entusiasmo, ambizioni o aspirazioni. Non scappare, ma stare. Stare come le rocce del torrente. Ferme, immobili. É l’acqua che si muove e scava; così il silenzio è l’unico in movimento. Solo allora esso scava dentro di noi e diventa assordante. Parla e rivolge a noi una parola. Affinché tutto questo avvenga, è necessario imparare a stare.

Quella brezza leggera di cui parla il Primo Libro dei Re, è in realtà l’ossimoro per eccellenza: voce di un sottile silenzio. Il vuoto necessario per ascoltare la voce di Dio dentro di noi. Il vuoto che precede la Parola, quella con la “P” maiuscola. Un vuoto che prepara lo spazio del nostro cuore e che si fa preghiera. Un vuoto che è innanzitutto silenzio interiore. Un silenzio che diventa preghiera di attesa della parola. San Giovanni della Croce non a caso afferma che l’unico linguaggio che Dio ascolta è quello dell’amore silenzioso.

Un proposito per oggi? Vivere nel silenzio interiore, senza scappare. Buona giornata, fra Marco.

Mt 5,20-26

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Entrare nel Regno dei Cieli (Mt 5,20-26)

Giovedì 9 giugno ’16 – X sett.T.O.

Siamo all’interno del primo dei grandi discorsi del Vangelo di Matteo, cioè il discorso della Montagna, il quale si è aperto con le Beatitudini. La questione di fondo è “entrare nel Regno dei Cieli”. Di fronte alle parole stupende di Gesù dei versetti che precedono il testo odierno, è facile entusiasmarsi e in qualche modo illudersi di essere già avanti. Ci accorgiamo immediatamente come il Vangelo sia in realtà molto esigente, pretendendo che non vi siano compromessi. Tutto ruota, se prestiamo attenzione, attorno al valore della fraternità. Una fraternità umana che ha bisogno di essere riconosciuta in ogni circostanza. In questi pochi versetti emerge il grande valore che è dato alle relazioni umane. Non è possibile, o meglio, non è concesso nemmeno adirarsi o offendere i fratelli e le sorelle che ci sono posti innanzi.

Ogni relazione interrotta o scalfita in qualche modo, ha addirittura la capacità di rendere vano il culto a Dio (la seconda parte della pericope odierna; vv. 23-26). Le enormi esigenze evangeliche hanno alla radice una fede incondizionata, la quale non è solo alla base del rapporto con Dio, ma lo è anche di ogni rapporto umano. Ciò che spesso viene dimenticato, è che ogni cristiani è chiamato a crescere non solo nell’amore verso Dio, ma pure in quello vicendevole verso ogni uomo o donna che si troverà nel proprio cammino.

Siamo figli di un Dio che è in se stesso relazione. Ogni parola che pronunciamo ha il potere di uccidere o di donare la vita. Perfino il silenzio ha lo stesso identico potere. Tutto dipende dalle nostre capacità di proferire parole o imporre silenzi.

Un proposito per questa giornata piovosa, potrebbe essere quello di riflettere sulle parole che lascio uscire dalla propria bocca o i silenzi a cui costringo gli altri. Buona giornata, fra Marco,