GMG KRAKOW 2016

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GMG Krakow 2016

28 luglio ’16

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GMG Krakow 2016

27 luglio ’16

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Częstochowa … Sotto il segno di Maria

Venerdì 22 luglio ’16

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GMG Cracovia 2016

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XVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

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Credere…

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Nessuno conosce il Figlio se non il Padre (Mt 11,25-27)

20160712_192030 copiaMercoledì 13 luglio ’16 – XV sett. T.O.

Quale grande atto di fede è la vita. Vivere affidandosi al secondo o al minuto successivo: quanta fede richiede. Affidarsi a un qual si voglia dio, ne richiede ancora di più. Affidarsi a un Dio che è Padre, è tenerezza.  In questo caso la fede diviene un abbandonarsi a questa tenerezza. Fidandosi della carezza che ti è donata in un preciso istante della tua vita, trattenendo il respiro fino alla prossima. In questo la fede è anche attesa dell’istante successivo. Essere uomini e donne di fede é allora imparare ad accogliere la mano tenera di questo Dio che è padre. Vincere la paura della vita è possibile solo in virtù di questa tenerezza.  Mi rendo conto di essere un uomo fortunato in questo, perché ho incontrato Gesù, il Figlio di questo Padre.

Conoscere Dio è un dono di Dio stesso. “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”. Si può conoscere solo per mezzo del Figlio perché è il Figlio, il rivelatore del Padre, l’autore della vita. Ciò che il Figlio vuole rivelare è il grande amore, la tenerezza del Padre per ogni uomo. Si comprende bene a questo punto, l’esplosione di gioia del Figlio; perché per il Figlio non c’è gioia più grande del Padre stesso; far conoscere chi si ama e colui dal quale si è amati. Se dunque vogliamo veramente conoscere Dio, dobbiamo entrare in relazione con il Figlio il quale afferma: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita” (Mt11,28-29).

Il mezzo per entrare in relazione con il Figlio è la sua parola; la parola di questo Figlio, come mezzo di ritorno al Padre. Diventare figli nel Figlio, è prima di tutto essere uditori della parola di Gesù, la Parola vivente del Padre. Buona giornata, fra Marco.

XV Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

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Si alzò e lo segui… (Mt 9,18-26)

imageLunedì 4 luglio ’16 – XIV sett. T.O.

Giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli”. La vita spesso è un intreccio di incontri, come quello raccontato da Matteo nel Vangelo odierno. Pur raccontandolo con scarsità di particolari rispetto ad esempio la versione di Marco, la narrazione ci riporta all’essenziale dell’esistenza, della vita o di un incontro. Credo sia l’unica volta in cui è Gesù a seguire qualcuno; di solito, infatti, sono gli altri a seguirlo. Interessante il fatto che pure i discepoli accompagnano questo cammino. Dio si lascia portate dalla fede schietta di questo uomo: “ma vieni…”. Un Gesù che si lascia condurre, guidare dall’amore di questo padre per la propria figlia. Amore che diventa fede nel Signore della Vita. C’è ampio spazio di manovra per l’uomo. Gesù sembra sottomettersi alle regole di un incontro nuovo, senza mettere un limite, un confine, un muro. È aperto allo spazio dell’altro. Si lascia appunto portare. Quasi chiedesse all’uomo di tracciare in qualche modo una strada. Addirittura di chiedere all’uomo di assumersi la responsabilità di un cammino nuovo sul quale far passare Dio. Forse questo brano ci coglie del tutto impreparati, tanta è la libertà che Dio ci dona. È una relazione che genera fede pura, autentica, nella libertà e nell’amore che solo un Dio dell’incontro può creare. Forse la mediocrità di una fede inautentica è incapace di aprirsi a tanta libertà. È la confidenza degli amici di Dio. Una confidenza che dovrebbe anche farci capire che Dio è dalla nostra parte. Negli avvenimenti imprevisti della vita (questo almeno mi sembra sia anche il contesto), Egli, Dio, sempre ci accompagna e non ci lascia soli. Perfino nei momenti di sofferenza peggiori, c’è sempre una via d’uscita, se ci fidiamo di Lui. E’ necessario però non precludere nessuna via … nemmeno quella della morte. L’ultima parola, in effetti, è sempre la sua. Tale confidenza, lo ripeto, può nascere solamente da una familiarità costante con Lui. Da un rapporto quotidiano attraverso la preghiera, la meditazione della sua Parola e i sacramenti. Non a caso il Vangelo di Matteo si conclude proprio con queste parole: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni. fino alla fine del mondo” (Mt28,10). Buona giornata, fra Marco.